24 Giugno 2017

Lettera dell’editore Giuseppe Zambon all’Osservatorio antisemitismo

sionismo

Fonte:

Diego Siragusa blog

Autore:

Gadi Luzzatto Voghera, Giuseppe Zambon, Diego Siragusa

Il mio editore, Giuseppe Zambon, ebreo antisionista risponde all’estensore del “Rapporto sull’antisemitismo 2016”, dott. Luzzato Voghera, sionista. Nonostante lo stile pacato e civile di questa corrispondenza, il dialogo è impossibile. Il dissenso, come dice Voghera, “è incolmabile”. Il lettore legga entrambe le lettere e si convincerà che il blocco mentale degli ebrei sionisti e “irreversibile”. L’unica critica che accettano al sionismo e a Israele è quella che si riferisce a dettagli minimi “interni” al sionismo e alla religione di Israele. Il giudizio sprezzante che Voghera appiccica a un grande studioso come Shlomo Sand è sufficiente a creare un muro invalicabile tra noi e lui. Dice Voghera:

“Purtroppo le fonti che lei cita sono ampiamente screditate (Shlomo Sand è un autore che non gode di alcuna stima nel mondo scientifico e le sue tesi sono saccheggiate in vari modi dalla più bieca propaganda antisemita che va dall’intransigentismo cattolico ai negazionisti neonazi).”

Naturalmente gli studiosi che godono della stima sono solo quelli dell’ossequio al sionismo e a Israele. Colgo l’occasione per ringraziare il dott. Voghera per aver inserito il mio nome tra gli antisionisti. Siccome gli arabi, le cui ragioni io difendo, sono semiti, e avendo io parecchi amici tra gli ebrei antisionisti, lo metto subito in guardia: etichettare quelli come me come antisemiti potrebbe essere pericoloso. In Francia è stata emessa da un  tribunale una sentenza che condanna l’accusa gratuita di antisemitismo come “diffamazione”.

Diego Siragusa

Egregio Direttore Gadi Luzzatto,

mi addolora che Lei abbia voluto accomunarmi nel suo rapporto al coro antisemita.

Abituato sin dalla nascita a subire ogni tipo di discriminazione, avevo già deciso di non dar peso alle sue ridicole accuse di antisemitismo nei miei confronti, ma i colleghi della redazione della casa editrice mi consigliano di prender posizione per puntualizzare alcuni fatti.

Lei scrive: “L’editore Zambon afferma di avere origini ebraiche ed in ragione di ciò ha più volte mosso pesanti accuse all’ebraismo/sionismo, nel 2003 ha diffuso un manifesto “Il privilegio di essere ebreo” in cui si ritrovano tutti i principali stereotipi dell’antisionismo di sinistra (ebrei = nazisti , ebraismo = razzismo, etc. ) .

1) nella mia lettera “Il privilegio di essere ebreo”

non mi sono mai sognato di equiparare (come lei afferma expressis verbis) le colpe dei nazisti a quelle dei sionisti. Riconoscevo invece che il sionismo divenne un movimento di massa solo a seguito degli orrori nazisti e tacevo (per amor di “patria”) sulla fiorente collaborazione fra nazisti e sionisti prima dello scoppio della guerra e sul fatto che, fra i sostenitori del nazismo, si distinguano i ben noti sionisti Jabotinsky e Avraham Stern.

Facevo, invece, notare come la più accesa solidarietà verso Israele venga espressa proprio da quella maggioranza silenziosa che in Italia e in Germania aveva ieri appoggiato il fascismo e invitavo i lettori a diffidare dei mezzi d’informazione guidati da personaggi prezzolati al servizio dei potenti (per mia e nostra fortuna Berlusconi non è ebreo).

Quanto la solidarietà verso gli ebrei, come vittime dei nazisti, sia un fenomeno non spontaneo e “indotto” viene a mio avviso dimostrato dal fatto che i 25 milioni di cittadini sovietici, vittime dell’invasione nazista, trovano uno spazio molto limitato nelle pubbliche commemorazioni (quando lo trovano). Esprimevo comprensione, senza giustificarlo, con il “terrorismo” palestinese e lo paragonavo al “terrorismo” di Sansone; e paragonavo la resistenza disperata di Gaza a quella eroica del Ghetto di Varsavia

 Ho riportato poi, senza commentarli:

alcuni passaggi biblici, degni quanto meno di riflessione, in cui il profeta MICHEA condanna “chi si appropria con la violenza degli altrui campi”;

una ben motivata dichiarazione antisionista del rabbino Mordechai Weberman;

una dichiarazione del portavoce di Hamas a Gaza che esprime una sostanziale identità politica con le tesi espresse da Weberman.

Evidentemente su queste mie citazioni Lei era d’accordo, visto che non ha ritenuto opportuno citarle fra le accuse nei miei confronti. (Voglio davvero sperare che questa mia affermazione non sia solo una battuta ironica)

La invito poi a prender visione di un angolo riservato alla lingua ivrit nella nostra libreria di Francoforte (in Kaiser Strasse 55)

2) Sul libro di Petras

È una manifestazione di antisemitismo quella di denunciare l’innegabile potere esercitato da Israele e dalla lobby AIPAC sui governi USA? A me pare sia soltanto una manifestazione di Antisionismo (senza virgolette per favore!).

A conclusione posso solo azzardare la tesi che a essere “antisemiti”(*) siano invece tutti coloro che, volendo difendere ad oltranza i crimini di uno stato razzista, prevaricatore e che nega i diritti umani (**) tentano di criminalizzare coloro (ebrei e non ebrei) che si sentono in dovere di elevare una necessaria e liberatoria protesta contro l’ingiustizia.

Distinti saluti

Giuseppe Zambon

(*) uso anch’io la definizione di “semita” e “antisemitismo” malgrado il termine non sia corretto e riprenda pari pari uno stereotipo – coniato dai razzisti tedeschi nella seconda metà dell’ottocento traducendo in chiave moderna e razziale l’odio contro gli ebrei,  tipico dell’antigiudaismo cristiano.

A far piazza pulita di ogni forma di stereotipo o pregiudizio su questa tematica è l’autore israeliano Shlomo Sand: L’invenzione del popolo ebraico (Rizzoli) che lei certamente conosce e la cui lettura consiglio vivamente ad ognuno perché stabilisce correttamente la distinzione fra l’ebraismo (in quanto religione) e l’essere semiti (appartenere cioè ad una etnia).

(**) quasi il 50% dei palestinesi in età adulta è passato attraverso le carceri israeliane!ù

LA RISPOSTA DI GADI LUZZATTO VOGHERA

Egregio sig. Zambon,

la ringrazio per il suo messaggio a cui rispondo volentieri, anche se temo che la distanza che ci separa sia incolmabile. Tuttavia apprezzo il tono moderato e provo quindi a puntualizzare alcuni elementi.

  1. Il CDEC produce da svariati decenni dei rapporti annuali e dei sondaggi sulla diffusione degli stereotipi antisemiti in Italia. Il lavoro viene fatto attraverso un attento monitoraggio e si fonda su una definizione di antisemitismo comunemente condivisa dalla comunità scientifica internazionale. Recentemente la definizione prodotta dall’organismo intergovernativo IHRA è stata adottata dal parlamento europeo.
  2. Il CDEC non rientra nella categoria di coloro che pensano che esprimere un dissenso nei confronti di politiche dei governi israeliani sia un atto di antisemitismo. Tuttavia, quando ci si esprime in maniera apodittica contro il sionismo (che è un movimento dalla lunga storia e articolato, molto diviso al suo interno) o contro Israele ( come se fosse un’entità monocratica e oppressiva per natura, e non invece uno stato con le sue complessità e i suoi conflitti, come tanti altri stati nel mondo) il discorso cambia. In questo caso segnaliamo come affermazioni preconcettualmente ostili a due manifestazioni politiche contemporanee ebraiche. Affermazioni che, nei canoni definitori di cui sopra, rientrano nei paradigmi dell’antisemitismo contemporaneo.

Purtroppo le fonti che lei cita sono ampiamente screditate (Shlomo Sand è un autore che non gode di alcuna stima nel mondo scientifico e le sue tesi sono saccheggiate in vari modi dalla più bieca propaganda antisemita che va dall’intransigentismo cattolico ai negazionisti neonazi). Altre affermazioni che lei fa nella missiva che mi invia sono più che discutibili (Jabotinski non è mai stato ammiratore dei nazisti, bensì di Mussolini, che è ben altra cosa; la collaborazione di inviati dello Yshuv ebraico in Palestina con i nazisti è un grande mito: si è trattato di ben documentate trattative per permettere di portar via dall’Europa ebrei in pericolo. Si può discutere sulla moralità dell’ operazione, ma parlare di collaborazionismo è distorcere volontariamente la storia). Paragonare Gaza ad Auschwitz è semplicemente – questa sì – un’infamia antisemita. Prima ci si informi su quel che fu Auschwitz, sul suo obbiettivo e sul suo funzionamento. E poi si guardi con occhio critico e non velato da pregiudizi a Gaza: si scopriranno le diverse responsabilità (vergognose) che insistono su quel fazzoletto di terra, sul terrore imposto da Hamas e dai fratelli musulmani, sui finanziamenti del Qatar, sulle violenze sui bambini e sulle donne, sull’assenza anche solo dei più elementari accenni di democrazia. E naturalmente sulle responsabilità anche da parte israeliana, peraltro ampiamente dibattute in Israele e nel mondo ebraico.

Ma lei non fa tutto questo e si limita a dichiarazioni apodittiche nelle quali Israele e il Sionismo sono il male. Libero di farlo, siamo in democrazia per fortuna. Ma noi questo lo categorizziamo come antisemitismo, sulla base di criteri ampiamente riconosciuti. Se lei si sente scomodo in questa definizione (e meno male, significa che possiede un buon grado di analisi critica e una certa sensibilità etica) il consiglio è quello di riconsiderare la sua attività alla luce dei criteri critici di chi esercita la ricerca storica e sociologica rispettando le fonti storiche e contestualizzandole, e guardando al presente nella sua complessità, senza cedere alla tentazione di attribuire all’azione di cricche e superlobbies le dinamiche del mondo, o quelle più limitate ma complicate del conflitto mediorientale.

Gadi Luzzatto Voghera