7 Ottobre 2015

La strada intitolata al giudice fascista Azzariti sarà dedicata ad una bambina ebrea morta nella Shoah

gaetano_azzariti

Fonte:

Il Mattino

Autore:

Francesco Romanetti

Napoli cancella il giudice antisemita

Via Azzariti cambia nome: sarà intitolata

a Luciana, bimba ebrea uccisa a 8 mesi

Basterà qualche colpo di martello, un po’ di forza del braccio, il piede di porco che farà da leva. E il suo nome scomparirà. La mattina del 17 novembre la targa che indica via Gaetano Azzariti, una strada alle spalle di piazza Borsa, a Napoli, parallela al Rettifilo, verrà rimossa. Per una specie di contrappasso o di rivincita della memoria, via Azzariti diventerà via Luciana Pacifici. Dalla toponomastica napoletana Gaetano Azzariti, giurista fascista, antisemita, presidente del Tribunale della Razza e poi presidente della Corte Costituzionale dell’Italia repubblicana – verrà cancellato per ignominia. Il nome di Gaetano Azzariti resterà comunque indelebile nella storia: una storia di infamie, viltà, violenze e sopraffazioni. Una storia che ingoiò e distrusse la vita della piccola Luciana Pacifici, di famiglia ebrea, nata a Napoli, morta a soli otto mesi su un vagone piombato che la stava portando ad Auschwitz. Anche Gaetano Azzariti era nato a Napoli: nel 1881. Fu un giurista fascista. Come lo furono quasi tutti i giuristi del suo tempo: chi per convinzione, chi per quieto vivere, chi per comodo realismo, chi per paura. Proni e codini, ruffiani e servili. Nel 1938 aderì al Manifesto della Razza, stilato da scienziati di regime e poi sottoscritto da altri intellettuali di regime, fanatici e zelanti. Ma Gaetano Azzariti non fu solo un giurista fascista firmatario del Manifesto della Razza: divenne presidente del Tribunale della Razza, strumento e organo della politica antisemita del fascismo ormai stretto nell’abbraccio con il nazismo hitleriano. Dunque Azzariti fu un protagonista, un responsabile, un «gerarca» di primo piano. Strano personaggio, Azzariti. Sotto certi aspetti, però, anche emblematico: nel 1943 eccolo passato dall’altra parte. Formalmente antifascista. Sempre sulla cresta dell’onda, entra nel governo Badoglio: ministro di Grazia e Giustizia. Nel dopoguerra, è tra i collaboratori di Togliatti (divenuto lui ministro di Grazia e Giustizia): con l’incarico specifico di collaborare all’epurazione, alla «ripulitura» dei ministeri dagli elementi più compromessi col fascismo (una cinica e astuta mossa del Migliore? Utilizzare una «spia» per defascistizzare lo stato nascente?). Ma non è finita. Azzariti sopravvive al fascismo, a Badoglio, a Togliatti: nel 1955 il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, democristiano, lo nomina giudice costituzionale. Troppo poco. Nel 1957 il fascista e razzista Azzariti diventa addirittura presidente della Corte Costituzionale. Un figlio di Napoli. Protagonista e complice di infamie. Ma pur sempre un figlio di Napoli: così, nel 1970, la giunta comunale del sindaco democristiano Giovanni Principe, decide di intitolare una strada proprio a Gaetano Azzariti: dalla toponomastica scompare così il matematico, astronomo e senatore garibaldino Ernesto Capocci e – dietro piazza Borsa – si insedia il fascista antisemita, ripittatto e riabilitato. La battaglia per rifare i conti con la storia e restituire verità alle vicende del passato, per fortuna è durata poco. Nel gennaio de12014, nel giornata della Memoria, fu Il Mattino, con un articolo di Nico Pirozzi, giornalista e storico, coordinatore del progetto «Memoriae», a far conoscere la vera storia di Gaetano Azzariti e a chiedere che la strada a lui intitolata cambiasse nome. Da allora ci sono state varie iniziative (anche una raccolta di firme attraverso il web) che hanno consentito di accelerare le procedure per far diventare via Luciana Pacifici la strada tra piazza Borsa e l’Università. Il nome della bambina ebrea non è stato scelto a caso: era nata a Napoli, dove visse i primi e unici mesi della sua brevissima vita, con la famiglia originaria della Toscana. I Pacifici abitavano al numero 33 di piazza Bovio. Vennero catturati e deportati ad Auschwitz. Luciana mori di freddo durante il viaggio in un vagone piombato. La madre e il cuginetto Paolo finirono in una camera a gas. La II Muncipalità e il Comune di Napoli, l’assessore alla Cultura Nino Daniele, questa storia l’hanno conosciuta. E hanno voluto cancellare un’infamia.