7 Settembre 2016

La Figc apre un’indagine sui saluti romani durante la partita di calcio Israele – Italia

haifa

Fonte:

la Repubblica

Autore:

Francesco Saverio Intorcia

La vergogna di Haifa saluto romano e sputi dagli ultrà italiani

Dopo i fischi alla Marsigliese a Bari, l’incidente in Israele

La Figc apre un’indagine, timori per sanzioni della Fifa

HAIFA. Il braccio teso a fare il saluto romano, in Israele e contro Israele, durante l’esecuzione dell’inno di Mameli. E due italiani allontanati dallo stadio di Haifa, ufficialmente per “intemperanze”, poi identificati e rilasciati: avevano sputato su altri tifosi. La vittoria ottenuta dalla Nazionale di Ventura lunedì sera, nel primo impegno delle qualificazioni mondiali, si carica di un’ombra pesante, il ritorno del tifo di matrice neofascista al seguito degli azzurri, e arriva quattro giorni dopo un altro caso imbarazzante: i fischi di Bari alla Marsigliese prima di Italia- Francia, soffocati soltanto dall’applauso con cui Buffon ha fatto cambiare idea allo stadio San Nicola C’era il tutto esaurito allo stadio Sammy Ofer, oltre 29mila spettatori: la Federcalcio ha venduto nel suo settore circa 500 tagliandi, un record per gli ultimi anni, molti acquistati da cittadini italiani residenti in Israele. Gli episodi, isolati quanto gravi, sono stati denunciati dal portale dell’ebraismo italiano, Moked, oltre che da alcuni siti israeliani. Ci sono foto e video, in cui si vedono distintamente tre tifosi che durante l’inno di Mameli fanno il saluto fascista, e si preannuncia un dossier che la federcalcio israeliana invierà alla Figc. Fra le due diplomazie calcistiche corrono ottimi rapporti, fino a ieri la Federcalcio non aveva ricevuto nessuna comunicazione ufficiale ma ha comunque deciso di aprire un’indagine conoscitiva al proprio interno per risalire all’identità dei tifosi e capire su quale circuito abbiano acquistato i biglietti. Gli autori del saluto romano verranno inseriti nella black list e non potranno più acquistare biglietti. Ma il vero timore, in casa Italia, è che la Fifa possa aprire un fascicolo: dal 2013 il bureau del caldo mondiale ha inasprito le sanzioni contro il razzismo, ampliando l’area della responsabilità oggettiva di club e federazioni. E nel 2015 la Croazia, recidiva, è stata penalizzata di un punto dall’Uefa per una svastica disegnata sull’erba di Spalato prima della partita con l’Italia Da Zurigo non sono arrivate ancora segnalazioni. Tra le due federazioni corrono ottimi rapporti e fino a ieri non risultava alcuna protesta ufficiale. La Nazionale convive con i suoi ultrà ormai da sedici anni: dopo l’Europeo del 2000 sono nati gli Ultras Italia, un gruppo che ha riunito i tifosi di estrema destra di molte curve del Nord Est e che poi ha saputo radicarsi al Sud, fra le province di Napoli, Salerno, Bari e Lecce, con l’obiettivo di seguire la squadra azzurra come un club. Nel 2008 gli scontri a Sofia prima di Bulgaria-Italia incidenti in centro con gli ultrà del Cska, la sfilata verso lo stadio inneggiando “duce duce”, le denunce per vilipendio della bandiera bulgara, bruciata, gli scontri all’interno dell’impianto. L’episodio spinse l’allora n. 1 della Figc, Giancarlo Abete, a vietare le trasferte al seguito della Nazionale. Nel 2010 a Klagenfurt, contro la Romania, la clamorosa protesta contro Balotelli, al grido di «non ci sono neri italiani».