26 Febbraio 2014

Kermesse dei partiti della destra radicale il 1° marzo a Roma

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Fonte:

il Manifesto

Autore:

Guido Caldiron

L’ «internazionale nera» sfilerà a Roma il 1° marzo

«L’ Europa risorge». La musica ha un tono solenne, le immagini molto meno. Una manifestazione di Alba Dorata, una, molto più piccola, di Forza Nuova, bandiere dei neofalangisti spagnoli di Democracia Nacional alternate a qualche croce celtica. Primi piani di Roberto Fiore, l’ex di Terza Posizione che guida i neofascisti italiani, e di Nikolaos Michaloliakos, il führer dei neonazisti greci in prigione in seguito alle inchieste sull’assassinio del rapper antifascista Pavios Fyssas.

E’ questa l’Europa che, secondo gli intenti degli organizzatori, dovrebbe risorgere nel pomeriggio di sabato 1 marzo in quel di Roma, per la precisione in un albergo del quartiere della Pineta Sacchetti. Il video che lancia la piccola kermesse dell’internazionale nera è stato postato in rete dagli spagnoli, ma da alcuni giorni i manifesti annunciano l’arrivo degli esponenti dei «partiti fratelli» di Forza Nuova: Nick Griffin per il British National Party, Manuel Canduela per Democracia Nacional, Antonis Gregos per Alba Dorata. L’iniziativa fa pensare ad un fronte comune del radicalismo nero in vista delle elezioni europee, anche se gli ostacoli ad un simile progetto sono molti.

In questi giorni, d’attualità in questo ambiente è anche il sostegno espresso nei confronti dei neofascisti ucraini di Svoboda, da tempo in contatto con Forza Nuova e che hanno incrociato il proprio percorso anche con gli altri gruppi che partecipano alla manifestazione romana all’inizio dello scorso decennio nell’ambito del cosiddetto European National Front, un progetto di network della destra radicale europea poi abortito.

Denunciando «l’intervento di importanti esponenti sionisti» e degli Stati uniti nel far precipitare la crisi di Kiev, lo stesso Roberto Fiore, rinunciando almeno in apparenza alla tradizionale linea filo-Putin della formazione neofascista, ha dichiarato la propria vicinanza all’«opposizione nazionalista contro il governo Yanukovich» e «a Svoboda in questo momento di gravissima difficoltà».

In realtà nessuna delle formazioni coinvolte sembra in realtà godere di buona salute. La stessa Alba Dorata, formazione «faro» dell’ultradestra continentale e che rappresenta «l’ospite d’onore» della kermesse, pur essendo accreditata ancora di oltre il 9% delle intenzioni di voto, potrebbe essere costretta ad adottare un’altra denominazione, forse quella di Alba Nazionale, per le prossime scadenze elettorali, mentre su 18 parlamentari che ha eletto nel parlamento di Atene nel 2012, 6 sono in galera e 3 indagati a piede libero. A Roma, i neonazisti greci manderanno il deputato Antonis Gregos, un fanatico delle armi. Anche Forza Nuova, che scommette da tempo sulla crisi economica e l’euroscetticismo, non sembrano passarsela troppo bene, dopo aver cercato di «cavalcare», l’effimero movimento dei Forconi. Nelle politiche dello scorso anno avevano raccolto meno di 90 mila voti, e per il voto europeo la strada appare tutta in salita.

Come raccogliere infatti le 130 mila firme, 3000 in ogni regione, che vengono richieste a chi non vanta eletti nel parlamento nazionale o non aderisce ad alcun gruppo presente a Bruxelles?

Non va meglio al British National Party che, invece, nel 2009, grazie al 9,8% dei consensi raccolti nelle zone più povere del nord dell’Inghilterra con lo slogan «British jobs for british workers», in Europa aveva eletto due rappresentanti, tra cui il leader del partito Nick Griffin. Ora il Bnp è prossimo alla bancarotta e i sondaggi dicono che un suo ritorno nel parlamento Ue è in ogni caso escluso.

Neanche la situazione di Democracia Nacional appare rosea; hanno appena «recuperato» Pedro Varela, nome tutelare del neonazismo iberico degli ultimi decenni, e hanno affidato le loro speranze a España en Marcha, il cartello elettorale dell’estrema destra lanciato il 20 novembre insieme ad Alianza Nacional e alla Falange Española de las Ions, mai veramente decollato.

La minaccia resta, ma forse in vista delle europee, l’asse degli estremisti «sdoganati», l’alleanza Le Pen-Wilders-Lega, fa più paura di quella dei neofascisti irriducibili.