28 Giugno 2015

Intervista al ministro degli Interni Angelino Alfano sui recenti attacchi terroristici

ministro_alfano

Fonte:

Corriere della Sera

Autore:

Fiorenza Sarzanini

«Alert precoci sul Web e territorio sotto controllo Così separeremo chi prega da chi spara»

La strategia del doppio binario «è quella che deve portarci a dividere in maniera netta chi prega da chi spara». E su questo piano continua a muoversi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ora che gli attacchi terroristici rivendicati dall’Isis in Tunisia, in Francia e in Kuwait tornano a sconvolgere il mondo. E dunque «stiamo ulteriormente intensificando le misure di prevenzione, coordinando gli interventi in maniera coerente e organica».

Al primo posto il titolare del Viminale mette nuovamente l’espulsione degli stranieri «cominciata nel dicembre scorso, quindi ben prima degli attentati di Parigi», perché, lo ha ribadito più volte in questi mesi, «dobbiamo allontanare dal nostro territorio tutti coloro che rappresentano un potenziale pericolo e dunque stiamo intensificando ulteriormente i controlli e già nelle prossime ore firmerò nuovi decreti per consegnare alle autorità degli Stati d’origine persone che hanno mostrato di non rispettare le regole pur non avendo compiuto veri e propri reati».

Un discorso che si amplia agli imam «predicatori d’odio che mirano a fare nuovi proseliti, basti pensare che dal 2001, dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, siamo stati costretti a mandarne via oltre venti». Il ministro ha già riunito varie volte quella Consulta creata «per dialogare con chi segue la religione islamica in modo da isolare i fondamentalisti» e sottolinea come sia necessario «rivolgersi a quel miliardo di fedeli nel mondo affinché condannino in maniera ferma il terrorismo, prendano posizioni durissime contro chi compie attentati, attacca l’Occidente, mina la sicurezza».

Nella strategia ribadita in queste ore Alfano assegna un’importanza prioritaria «alla controretorica su Internet per arginare il proselitismo via web che porta ai lupi solitari”, a coloro che si radicalizzano seguendo i siti Internet e poi entrano in azione, anche in maniera rudimentale, ma sono perfettamente in grado di provocare vittime». Per questo non esclude, dopo gli incontri già avvenuti nei mesi scorsi, di «organizzare una nuova riunione con i colossi del web — da Apple a Google passando per Facebook, Twitter e tutti i gestori delle comunità virtuale — che collaborino in un attività di prevenzione e controllo che ci ha già consentito di ottenere ottimi risultati».

Il riferimento del ministro è a quell’accordo, finora tenuto riservato, che consegna alle forze dell’ordine «”Alert” precoci che si attivano appena vengono postati messaggi che inneggiano all’estremismo». Una misura che Alfano ritiene «importante, perché di fronte ad un attacco così imponente come quello portato avanti dai vertici dell’Isis anche dal punto di vista mediatico e della propaganda, la nostra risposta deve essere altrettanto forte ed efficace. Soprattutto non si deve lasciare alcuno spazio libero e sui siti Internet si possono annidare insidie forti».

Il titolare del Viminale ribadisce che «l’Italia non ha un’esposizione diversa rispetto agli altri Stati occidentali». In realtà tra qualche mese comincia il Giubileo, possibile che non nutra timori? «La presenza del Papa certamente rappresenta un elemento di eccezionale specialità per il nostro Paese, ma soltanto per quanto riguarda la necessità di inserire nella strategia di prevenzione obiettivi ulteriori rispetto a tutti quelli già protetti». Per questo ha deciso di tenere «in convocazione permanente il Comitato di analisi strategica» e ospitare il 29 luglio prossimo a Roma «il secondo incontro dopo quello già organizzato negli Stati Uniti di contrasto all’estremismo violento, iniziativa che non identifica in alcun modo il terrorismo con il fondamenta-lismo religioso e quindi diventa tappa fondamentale di un percorso che dobbiamo fare tutti insieme». Una strada che secondo Allano deve prevedere anche un impegno dell’Unione Europea. Dopo le «resistenze» di alcuni Stati in materia di immigrazione lei davvero crede di poter ottenere qualche risposta? «Proprio perché non siamo stati agevolati pur dovendo affrontare un’emergenza così grave, mi auguro che almeno sul l’introduzione del Pnr, il codice di identificazione per i voli, si riesca a raggiungere un accordo in tempi brevi».