22 Giugno 2014

Indagati alcuni simpatizzanti del sito antisemita Stormfront Italia

stormfront_italia

Fonte:

la Repubblica edizione di Roma

Autore:

Federica Angeli

Indagine su Stormfront sotto processo i seguaci della rete

Finiscono nei guai 13 adepti del sito neonazista Stormfront, che ha visto già condannati per associazione a delinquere finalizzata all’istigazione all’odio razziale i suoi 4 fondatori.

Una condanna unica in Italia che ha riconosciuto il reato associativo per crimini commessi sul web. Così, due giorni fa, sono stati rinviati a giudizio diretto dal pubblico ministero Luca Tescaroli tredici persone che hanno partecipato attivamente a discorsi antisemiti.

Le accuse nei loro confronti sono pesanti: “Parteciazione e assistenza a un gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi” e “diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico e incitamento a commettere atti di violenza e/o provocazione alla violenza”. I 13 adepti infatti sul sito Stormfront, promosso da Daniele Scarpino, Diego Masi, Mirko Viola e Luca Ciampaglia, caldeggiavano “tematiche identitarie – si legge nelle carte – di negazionismo dell’Olocausto e di superiorità della razza bianca”. Gli imputati hanno mostrato rancore nei confronti di chi aiuta gli immigrati, dei giornalisti che criticano coloro che plaudono alle SS. E ancora: hanno lasciato commenti contro ebrei, rom, nomadi, magistrati e forze dell’ordine che impedivano al gruppo “di farsi giustizia da sé”. Cosi sono comparse frasi contro Pietro Saviotti, il grande magistrato morto nel 2012 che si occupava di eversione e terrorismo: “Possa bruciare in pace nella genna di fuoco degli ebrei”. Ancora: “Schifosi zingari subumani io li pongo allo stesso livello degli ebrei” e “il Fuhrer aveva trovato la soluzione giusta per quei maledetti ratti”. I personaggi sembravano non limitarsi solo a sfoghi, da quanto scrivevano erano pronti a passare alle vie di fatti. Scriveva uno di loro: “Credo in quello che faccio, se mi sono iscritto ( al sito, ndr ) è per dare e ricevere qualcosa, non come divertimento”.

Tutto questo nascosti dietro pseudonimi che però non hanno impedito alla procura di Roma di risalire alla loro identità. Cosi: Simone Noccioli, Filippo Galbesi, Tommaso Cavaliere, Alessandro Pedroni, Giuseppe Zuccarino, Ivan Lomasto, Gianmarco Elia Ceccarelli, Maurizio Prato, Maurizio D’Angelo, David Calvarese, Giacomo Fasoli, Letizia Speziale, Giuseppe Angelo Minici, sono tutti alla sbarra. Il pubblico ministero Luca Tescaroli, data la gravità del reato ha potuto usufruire del decreto di citazione diretta.