3 Febbraio 2015

In Iran è stato lanciato un concorso internazionale di disegni sulla negazione della Shoah

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Fonte:

Corriere della Sera

Autore:

Valeria Mazza

E l’Iran lancia un concorso di vignette sull’Olocausto

In risposta alle vignette su Maometto di «Charlie Hebdo», in Iran è stato lanciato nei giorni scorsi un concorso internazionale di disegni sulla negazione dell’Olocausto. In palio ci sono 12.000, 8.000 e 5.000 dollari per i primi tre classificati, secondo il Tehran Times. Gli organizzatori dell’Istituto del Fumetto hanno spiegato che si tratta di una «protesta» contro il giornale satirico francese. È la seconda volta che il concorso viene indetto: era accaduto già nel 2006, su iniziativa del quotidiano iraniano Hamshahri — il più venduto nel Paese — che, dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto sul giornale danese Jyllands Posten, aveva lanciato la prima edizione per denunciare il «doppio standard» dell’Occidente sulla satira religiosa e sulla libertà di espressione. «Perché nei Paesi occidentali è accettabile disegnare qualsiasi caricatura del Profeta Maometto, ma non è possibile sollevare dubbi o domande sull’Olocausto?» aveva detto allora al giornale inglese Observer Massoud Shojai Tabatabai, uno degli organizzatori. Avevano partecipato 1200 persone da tutto il mondo. Il primo premio era andato a Abdellah Derkaoui, marocchino: aveva disegnato una gru con la stella di Davide accanto ad un muro eretto intorno alla Cupola della Roccia di Gerusalemme; sul muro appariva un’immagine del campo di concentramento di Auschwitz. Un premio speciale era stato assegnato a un italiano, Alessandro Gatto.

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A fine gennaio, dopo la pubblicazione dell’ultimo numero di «Charlie Hebdo», con Maometto in lacrime in copertina, migliaia di iraniani, incoraggiati dai leader della preghiera del venerdì, hanno manifestato in diverse città, gridando «morte alla Francia» (oltre che a Israele, Usa, Gran Bretagna). «L’attacco contro Charlie Hebdo era un pretesto per attaccare l’Islam, ma fortunatamente ha unito i musulmani nella condanna dl questa dissacrazione del nostro Profeta», aveva detto Kazem Sadeghi, che guida la preghiera in moschea nella capitale. I leader iraniani hanno denunciato la strage del 7 gennaio nella redazione del giornale parigino, ma hanno anche autorizzato le proteste, inclusa quella davanti all’ambasciata francese di Teheran, dove alcuni manifestanti hanno invocato l’espulsione dei diplomatici. Anche al Fajr Film Festival, domenica scorsa, alcuni registi iraniani hanno firmato una dichiarazione a favore della censura del settimanale francese.