11 Novembre 2014

I leader neonazisti di Militia difendono in tribunale le loro azioni antisemite

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Fonte:

Il Messaggero edizione di Roma

Autore:

Riccardo Di Vanna

«La Shoah? Una frottola»

Militia rivendica le offese

Hanno apertamente rivendicato, davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma, la paternità dei giganteschi striscioni antisemiti e razzisti comparsi, a partire dal 2008, sui muri di diversi quartieri della capitale, senza risparmiare alla corte e ai presenti la loro particolare opinione sull’olocausto. Mauro Boccacci e Stefano Schiavulli, due dei leader del movimento neo-fascista ”Militia”, finiti a processo insieme ad altri attivisti della stessa formazione con accuse che vanno dall’apologia del fascismo alla diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico all’imbrattamento di cose altrui e al procurato allarme, hanno mantenuto così, anche in un’aula di giustizia, le loro radicali posizioni ideologiche. In dibattimento, nel corso dell’esame al quale si è sottoposto in veste di imputato, Schiavulli ha risposto al pm, Luca Tescaroli, che gli domandava se si fosse pentito delle sue azioni affermando: «Ringrazio la Procura per avermi dato la possibilità di difendere le mie idee. Questo è un atto rivoluzionario. Non mi pento e spero di ottenere la pena più alta possibile, perché più alta sarà la pena e più grande sarà stato il mio sacrificio» Lo stesso Schiavulli, che poco prima aveva definito «una fandonia» i campi di sterminio nazisti, ha poi aggiunto: «Non intendo smettere. Per quanto mi riguarda, non sono un cittadino italiano. Sono un cittadino della Repubblica Sociale Italiana». Una linea molto simile a quella dell’altro leader del movimento, Boccacci, che ha dichiarato: «L’attività di Militia si riduce a degli striscioni e delle scritte. Si tratta di striscioni che esprimono un pensiero, non di attentati».