9 Dicembre 2014

Festeggiarono il compleanno di Hitler, in 22 prosciolti per prescrizione

buguggiate_inchiesta

Fonte:

VareseNews

Autore:

Roberto Rotondo

Gli inni a Hitler, tutti assolti per la prescrizione

Il reato di odio razziale non è più contestabile, è passato troppo tempo. Dell’inchiesta sull’estrema destra a Varese, rimangono solo le condanne per due incendi dolosi

Non sono bastati sette anni e mezzo al tribunale di Varese, per processare le 22 persone sospettate di aver istigato all’odio razziale in una birreria di Buguggiate. Accadde durante una festa sui generis, celebrata il 23 aprile del 2007 al Biergarten: i partecipanti cantarono inni nazisti, mentre festeggiavano il compleanno di Adolf Hitler. Il tribunale di Varese in composizione collegiale, questa mattina, non ha potuto far altro che dichiarare gli imputati innocenti, per estinzione del reato: l’istigazione all’odio, appunto, con l’aggravante del motivo razziale come indicato dalla Legge Mancino, un particolare che come vedremo si è rivelato decisivo. I difensori degli imputati, che avevano chiesto la prescrizione, sono usciti dall’aula soddisfatti.

L’unico imputato presente era Checco Lattuada, consigliere comunale di Busto Arsizio che ha commentato con serenità: “E’ andata come previsto, tanto rumore per nulla”. Il reato contestato prevedeva una pena massima di 4 anni e dunque una prescrizioni fissata a sette anni e mezzo, che è arrivata il 23 ottobre. Il pm Luca Petrucci si è opposto, ma ha dovuto capitolare.

Il processo si stava celebrando davanti al collegio, ma in realtà era iniziato davanti al giudice unico monocratico, dopo che le indagini preliminari si erano chiuse nell’ottobre del 2010. Alla fine dell’udienza preliminare, e dopo una serie di rinvii, il 15 gennaio del 2013 l’udienza era stata sospesa per un legittimo impedimento e per degli errori di notifica. Rinviata al 16 luglio 2013, era saltata per uno sciopero degli avvocati, ma anche per un problema di assenze del tribunale. L’avvocato Moscatelli, che difende Lattuada, aveva quindi sollevato un’eccezione che riguardava la competenza del giudice: l’aggravante razziale della Legge Mancino, infatti, prevede in sostanza che il reato venga discusso davanti al collegio di tre giudici. Il tribunale ha accolto l’eccezione e ha riconvocato una nuova udienza preliminare, che ha portato al secondo rinvio a giudizio e alla fissazione di un nuovo dibattimento.

Rimessa la toga, avvocati, giudici e imputati si sono rivisti il 7 ottobre scorso, quando però era già apparso chiaro che la prescrizione avrebbe bloccato il procedimento. E così è stato. Per quella vicenda, va detto, la procura di Varese, stralciò i due incendi dolosi maturati in ambienti di destra, e che portarono all’arresto e condanna di due uomini, Carlo Ariosto e Alessandro Campesi, accusati e poi condannati per le ritorsioni contro il locale di Buguggiate gestito allora da Rainaldo Graziani e Checco Lattuada.

Ma la parte politica dell’indagine non ha avuto esiti. Nell’ambito di quell’inchiesta, la Digos di Varese registrò una serata in cui un gruppo rock suonava canzoni di Battisti, Zucchero e altri con testi “Nazificati” e ritenne che vi fossero gli estremi per l’incriminazione. Il processo avrebbe dovuto stabilire se davvero furono gli imputati chiamati in causa a cantare e inneggiare allo sterminio degli ebrei: una risposta che non avremo mai. L’opinione pubblica venne a sapere dell’inchiesta grazie a una conferenza stampa in cui gli inquirenti spiegarono di aver effettuato decine di perquisizioni: si parlò di partiti nazisti, nuova destra e persino di legami con gli islamici. Ipotesi di lavoro, che non hanno fatto strada, per vari motivi, nella fase processuale.