15 Ottobre 2015

Episodio di antisionismo all’università di Torino ad opera dei collettivi pro-Palestina

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Fonte:

La Stampa

Autore:

Fabrizio Assandri

Torino, blitz in aula degli studenti

Interrotta la conferenza con Israele

«Ladri di terra, criminali di guerra» è la scritta sullo striscione sfoderato ieri da un gruppo di studenti che ha interrotto l’incontro tra Politecnico e Università di Torino e l’Israel Institute of Technology (Technion) di Haifa, mentre si discuteva delle più avanzate tecnologie per l’utilizzo delle risorse idriche. «Non avete diritto di parlare, andate via» hanno urlato dalla cattedra gli organizzatori. Quello di ieri al Campus di Agraria di Grugliasco era il primo incontro operativo della collaborazione tra i tre atenei su temi come biotecnologie, sanità, big data. I delegati hanno visitato la Maserati e oggi saranno al Politecnico per discutere di start-up. L’accordo prevede scambi di docenti e studenti e la redazione di progetti comuni in vista degli obiettivi del 2020 dell’Europa sul tema dello sviluppo. Una decina di studenti del collettivo “Progetto Palestina” hanno distribuito volantini e gridato l’invito a boicottare la collaborazione universitaria. «Il Technion – è l’accusa – lavora per le forze di sicurezza e aiuta i riservisti». Una bandiera palestinese è spuntata tra le grida «Assassini, assassini». La calma è tornata dopo pochi minuti con l’intervento della polizia, che ha fatto uscire i manifestanti e li ha identificati e, per ora, non denunciati. L’incontro è proseguito, ma con un presidio fisso dei carabinieri. «Temevamo contestazioni, volutamente abbiamo fatto poca pubblicità» dice Aldo Ferrero, responsabile scientifico alla conferenza di ieri. Le posizioni divergono. Il vicerettore Silvio Aime non solo non condanna la protesta, ma afferma: «Le contestazioni vanno ascoltate. Israele non può continuare con politiche di emarginazione. I ricercatori non possono stare fuori dal mondo, devono avere delle opinioni, anche se la collaborazione tra gli atenei non è in discussione». David Shem-Tov, che per il Technion si occupa di start-up, risponde: «Frasi troppo politiche. Se devo dare una risposta, non credo che i palestinesi siano emarginati, studiano e insegnano alla nostra università». «Sono d’accordo sul fatto che le contestazioni vadano ascoltate – dice Eran Friedler, del dipartimento dell’Ambiente di Haifa – ma la situazione è più complicata, va vista di persona». «Protestare è legittimo – dice Emilio Paolucci, vice rettore del Politecnico – ma fin troppo semplice, la ricerca fa crescere le possibilità per tutti, sta ai politici poi ripartire le risorse in modo e quo» . Divisi anche gli studenti presenti: «Non è il modo né il luogo della protesta» dice Giovanni Massazza di Ingegneria. «Non erano fuori tema – gli risponde Valentina Barrera – speriamo che la collaborazione non abbia scopi bellici».