22 Dicembre 2015

Ennesima polemica negazionista di un ricercatore universitario italiano

Fonte:

www.messaggero.it - Civium Libertas

Autore:

Marco Pasqua - Antonio Caracciolo

Shoah, ricercatore universitario difende sul web i negazionisti: Israele sfrutta l’Olocausto

Ritiene che «l’Olocausto venga sfruttato per procurare indebiti vantaggi ad Israele»; difende il padre dei negazionisti della Shoah, Robert Faurisson, definendolo un «povero» per essere stato condannato in seguito alla diffusione delle sue folli idee. Infine, afferma di non essere interessato al fatto che «le camere a gas siano esistite o meno» e definisce quelli che lo criticano «inservienti del Mossad» o «esponenti della nota lobby».

Torna a colpire sul web Antonio Caracciolo, ricercatore dell’università La Sapienza, finito più volte nel mirino per aver condiviso, sul suo sito personale, le posizioni dei negazionisti dell’Olocausto. Prima nel 2009, quando si parlò per la prima volta del suo blog. Poi nel 2013, quando, dopo essersi avvicinato al Movimento 5 Stelle, si levarono alcune voci di protesta contro la sua presenza alle riunioni romane dei grillini. A distanza di anni, il ricercatore di filosofia del diritto (che, secondo il sito della Sapienza, risulta ancora essere in servizio presso la Facoltà di Scienze Politiche) sta facendo discutere per alcuni post scritti nella pagina Facebook di Manlio Di Stefano, parlamentare grillino. Post che hanno suscitato l’indignazione di alcuni commentatori.

La discussione parte da un video-post del parlamentare, in cui l’esponente grillino rilascia un’intervista ad un giornalista iraniano sull’Isis e sul terrorismo. Caracciolo interviene partendo dalle violazioni dei diritti umani perpetrate in Iran per accusare, come di consueto, la politica estera israeliana: «Ma se proprio vogliamo guardare i diritti è incontestabile ciò che accade in Israele, uno stato fondato sulla pulizia etnica della Palestina tenendo presente che ormai la pulizia etnica è normativamente equiparata al genocidio, che in Palestina non è una leggenda, ma un fatto storico tuttora presente», scrive Caracciolo. Che poi aggiunge, a proposito della sua accorata difesa di tutti i negazionisti: «In quanto filosofo del diritto non mi occupo professionalmente di campi di concentramento, di genocidi storicamente avvenuti nel corso della storia, ma solo di libertà di pensiero e per questo (nel 2009, ndr) volli sostenere che non si può mandare in galera storici revisionisti (detti diffamatoriamente “negazionisti”) per il solo fatto di avere scritto dei libri». Per Caracciolo, in Europa esiste un problema di diritti umani negati (nello specifico, quello dei negazionisti arrestati fuori dall’Italia): «A me se l’Olocausto ci sia stato o non ci sia stato, se le camere a gas siano esistite o non esistite, se i morti siano stati o non siano stati sei milioni…a me questo non interessa e non me ne sono mai occupato professionalmente. Mi ci vogliono impiccare sopra, hanno tentato di farlo, ma non è questo il mio tema. Lo è invece il tema della libertà di pensiero in Europa. Penso che si debba smettere di sfruttare l’Olocausto per procurare indebiti vantaggi ad Israele (e leggiti Alan Hart o Norman G. Finklestein!) e quindi noi qui in Europa abbiamo un serio problema di diritti umani per andare ad occuparcene in casa altrui, in Iran».

«Siamo sinceramente sbigottiti di come su una pagina pubblica di un parlamentare della Repubblica, senza che questo intervenga per monitorare – è il commento degli attivisti del Progetto Dreyfus – possano trovare spazio contenuti come quelli riportati. Inoltre, ci domandiamo come sia possibile che in Italia un personaggio che esprime certi ragionamento contorti e privi di fondamento possa ricoprire un ruolo di formatore per i nostri giovani, all’interno di atenei di primo livello, come quello in cui insegna Caracciolo».

 

In seguito alla pubblicazione del sopracitato articolo, Antonio Caracciolo, sul suo blog personale, ha scritto un articolo dove sostiene di aver inviato una lettera al direttore del quotidiano il Messaggero, eccone alcuni stralci:

«ho da dichiararle, ai sensi di legge, che sconfesso in ogni sua singola parte e nel suo insieme la paternità dei contenuti a me riferiti e ne chiedo la immediata cancellazione web. Trattasi di estrapolazioni e manipolazioni, parziali e tendenziose, vere e proprie falsificazioni, prese da un contraddittorio, aspro, ancora in corso, situato nella pagina Facebook dell’on. Deputato Manlio Di Stefano. È totalmente ignorato il contesto in cui singole frasi, o parole, acquistano quel senso che invece perdono del tutto fuori dal contesto originario e integrale: non posso perciò indicarle un singolo punto, se questo si vuole, perché trattasi di totale falsificazione manipolativa