21 Febbraio 2015

Due articoli dell’Economist sull’antisemitismo in Europa

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Fonte:

The Economist

Antisemitismo

Torna l’odio per gli Ebrei

L’Europa ha il dovere di proteggere i suoi Ebrei.

Tolosa, Bruxelles, Parigi e ora Copenaghen. La lista delle città Europee dove gli Ebrei sono stati recentemente assassinati per essere ebrei si allunga. Aggiunge intensità che ciò possa accadere in Danimarca, che salvò la maggior parte dei suoi ebrei dai nazisti aiutandoli a fuggire in Svezia. Ci sono anche molti oltraggi più piccoli, come la profanazione di tombe ebraiche. E cosa dire di Roland Dumas, ex ministro degli Esteri francese, che sostiene che Manuel Valls, il primo ministro, agisce sotto “l’influenza Ebraica” perché sua moglie è Ebrea?

Non c’è da meravigliarsi se gli ebrei in Europa si pongono domande che speravano essere state bandite da tempo: è sicuro indossare una kippah (copricapo), mandare i propri figli alle scuole ebraiche o andare in sinagoga? E, data l’ascesa di gruppi populisti e di estrema destra, è il momento di lasciare l’Europa?

Tali preoccupazioni sono comprensibili, ma hanno bisogno di essere messe in un contesto. La sparatoria alla Grande Sinagoga sulla Krystalgade non annuncia un’altra Kristallnacht. Gli Ebrei sono obiettivi, ma lo sono anche i gruppi di non-ebrei: i pendolari, i soldati fuori servizio e, soprattutto, i fumettisti. I jihadisti stanno colpendo tutte le libertà europee: non solo il diritto degli ebrei di affermare la propria identità, ma il diritto di tutti gli europei di parlare di religione, anche di offendere. Quando il primo ministro Israeliano, Benyamin Netanyahu, dice che si sta preparando per “l’immigrazione di massa dall’Europa”, è in parte un atteggiamento, in vista delle elezioni del mese prossimo.

Dicendo un’ovvietà, l’Europa non ha pogrom sponsorizzati dallo stato o le leggi discriminatorie di Norimberga. In Europa occidentale gli Ebrei sono più integrati che mai; spesso la loro vera preoccupazione è il declino a causa dell’assimilazione.-In gran parte dell’est,  dopo la caduta del muro di Berlino, c’è stato un rifiorire di vita ebraica. Berlino vanta la comunità ebraica in più rapida crescita in Europa. L’estrema destra in Ungheria è davvero antisemita, ma in questi giorni in Francia e nei Paesi Bassi i populisti ora abiurano l’antisemitismo, anche quando denunciano gli immigrati musulmani.

Trasferirsi in Israele può soddisfare un desiderio religioso, culturale o politico per qualche ebreo – ma è poco più sicuro. Come affermava giustamente il rabbino capo Danese, si dovrebbe emigrare in Israele per amore, non per paura. Le democrazie europee devono garantire che le cose non cambino. Data la storia terribile dell’odio contro l’ebreo – dalla calunnia del sangue di Norwich,  all’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492, all’olocausto nazista – gli europei devono essere sempre vigili contro qualsiasi segno di antisemitismo, sia del diffuso vecchio tipo cristiano che della varietà islamica più recente.

Come tutti gli europei, gli ebrei devono essere in grado di vivere liberi dalla paura della violenza. Questo comporta una maggiore protezione per le istituzioni ebraiche. Le forze di sicurezza devono cercare di proteggere innumerevoli obiettivi soft, e in questi giorni quasi sempre sono gli ebraici. Più in generale, i governi europei devono raddoppiare il loro sforzo in mezzo ai jihadisti: migliore intelligence per identificare i potenziali aggressori, specialmente nelle carceri dove la criminalità incontra il radicalismo islamico; misure per impedire ai cittadini di unirsi ai jihadisti in Siria e altrove; politiche per deradicalizzare il maggior numero possibile di coloro che ritornano e di limitare il loro accesso alle armi da fuoco e agli esplosivi.

Il bilancio della libertà

Il dilemma per i governi europei è di difendere la libertà di parola frenando al contempo le parole di odio antisemita, soprattutto quando pronunciate dalle minoranze musulmane che si sentono vittime di islamofobia, spesso con giusta causa. Un discorso pubblico misurato su Israele aiuterebbe. Ci sono confini sfocati ma reali tra antisemitismo, antisionismo e la critica legittima del trattamento di Israele ai Palestinesi. Gli ebrei collettivamente non sono responsabili per le azioni di Israele; legittimare la censura delle politiche israeliane di occupazione non dovrebbe estendersi a delegittimare Israele come rifugio per gli ebrei. Analogamente, sarebbe saggio distinguere tra la fede praticata dalla maggior parte dei musulmani e la giustificazione della barbarie jihadista.

Per vicinanza e composizione della sua popolazione, l’Europa è destinata a sentire gli sconvolgimenti del Medio Oriente. Il suo compito è di dimostrare che la tolleranza può essere mantenuta di fronte al sangue versato. I jihadisti detestano poche cose più della vista dei musulmani europei che dichiarano “Je suis Charlie Hebdo”.

Antisemitismo in Europa

La paura di una nuova era buia

Le sparatorie di Copenaghen, come gli attacchi terroristici di Parigi, stanno alzando nuove preoccupazioni sull’odio per gli ebrei in Europa

Le folle cantavano “Imagine” di John Lennon alle manifestazioni commemorative per le vittime delle sparatorie di fine settimana a Copenaghen. L’inno anti-religione è stata una scelta strana per esprimere solidarietà agli ebrei Danesi, ma i loro leader non erano lì a far cavilli con decine di migliaia di Danesi in lacrime che offrono sostegno. Helle Thorning Schmidt, il primo ministro, ha proclamato che “un attacco agli ebrei di Danimarca è un attacco alla Danimarca” – il tipo di linguaggio enfatico che gli ebrei europei volevano sentire. Un giorno prima Benyamin Netanyahu, il primo ministro Israeliano, aveva offerto un approccio diverso ma altrettanto enfatico. “Gli ebrei sono stati uccisi di nuovo sul suolo europeo” ha detto, aggiungendo “Israele è la vostra casa”.

I leader europei, e la maggior parte degli ebrei europei, si sono irritati. Parlando in un cimitero ebraico francese dissacrato un giorno dopo le sparatorie, il Presidente François Hollande ha respinto l’implicazione del Signor Netaniahu che gli ebrei non appartengono all’Europa. Il primo ministro Francese, Manuel Valls, li ha esortati a rimanere. “Un ebreo che lascia la Francia è una parte di Francia che è andata.” In Danimarca, Olanda, Gran Bretagna e Germania, i leader ebrei hanno detto che i governi dovrebbero garantire la sicurezza degli ebrei ovunque essi vivono e promettere che non vengano cacciati. “Dobbiamo rafforzare le comunità ebraiche in Europa, che non siano colte dal panico” ha detto Raphael Werner, presidente del Forum delle Organizzazioni Ebraiche del Belgio.

Alcuni leader ebrei non sono d’accordo con l’idea che l’antisemitismo in Europa sia in aumento. Ancora stabilire la verità è difficile, perché l’antisemitismo è difficile da misurare o anche da descrivere. Segnalazioni di incidenti antisemiti si basano su diversi dati e si basano molto sulla testimonianza soggettiva. Le valutazioni sull’antisemitismo europeo nella stampa Israeliana e Americana tendono spesso all’esagerazione. Anzi, il Signor Netanyahu potrebbe essere stato sorpreso dal clamore sollevato a seguito delle sue dichiarazioni; dopo tutto, i leader sionisti avevano invitato gli ebrei a lasciare l’Europa dalla fine del XIX secolo.

Ogni giorno ci sono prove che l’antisemitismo è aumentato. Una volta fenomeno della destra nazionalista, che ora si trova più verso i musulmani europei che altrove. Il Kantor Centre all’Università di Tel Aviv, che raccoglie dati internazionali, dice che gli attacchi antisemiti sono diventati più frequenti in Europa a partire dai primi anni 2000. Eppure entrambi, Kantor e EU’s Agency-FRA, trovano che i numeri annuali siano rimbalzati su e giù dal 2003. Salgono in anni come il 2009 quando Israele e Palestinesi erano in guerra.  Con la campagna israeliana a Gaza la scorsa estate, il 2014 è stato un anno eccezionale.

La mescolanza tra Israele e ebrei solleva le questioni spinose dei casi in cui le idee politiche incrociano il bigottismo. I simpatizzanti palestinesi accusano i gruppi pro-Israele di abuso del termine “antisemitismo”per stigmatizzare le critiche legittime. In luglio un medico belga a favore delle sanzioni contro Israele ha usato la parola  “Gazacaosto” per fare riferimento al trattamento di Israele riservato lì ai Palestinesi. Per molti ebrei il termine è stato di puro antisemitismo, ma altri hanno accettato il confronto. In Francia le proteste di Gaza si sono trasformate in canti di “Morte agli ebrei”; i manifestanti tedeschi hanno cantato “Hamas, Hamas, ebrei al gas”. Durante una manifestazione di solidarietà per Gaza, un rapper danese di nome Appa ha detto che era “stufo di questi cani sionisti, che hanno esaurito il nostro denaro e il nostro sangue”. Il termine “sionista” non nasconde per nulla il latente antisemitismo, soprattutto se si considera il suggerimento di vecchio stile sulle calunnie sul sangue.

Una versione discordante  arriva dalle indagini di opinione. Lo scorso novembre uno studio di Fondapol, un gruppo di esperti francesi, ha rilevato che, il 25% degli intervistati ha convenuto che gli ebrei ”hanno troppo potere sull’economia e la finanza” mentre la percentuale tra i musulmani francesi è stata del 67%. In una stridente antirazzista Germania uno studio del 2010 ha rilevato che il 3% dei tedeschi non immigrati era d’accordo sul fatto che “gli ebrei hanno troppo potere nel mondo”; il numero è salito al 25% tra quelli di origine turca e al 40% tra quelli di origine araba.

Ma almeno tra gli europei non-musulmani il sentimento antiebraico può essere diminuito (vedi tabella alla pagina seguente). I partiti politici europei di estrema destra una volta abbracciavano l’antisemitismo, ma i partiti populisti di destra di oggi sono concentrati ad opporsi all’immigrazione o all’Islam.

Il Partito Indipendente del Regno Unito ha rubato la scena al quasi-fascista Partito Nazionalista Britannico. Il Fronte Nazionale Francese  ha cercato di gettare le sue radici antisemite, e il Partito Danese per la Libertà è attivamente pro-Israele.  Eppure sia i partiti di estrema destra  che quelli centristi laici possono inimicarsi gli ebrei. Una politica svedese del Partito di Centro si è chiesta a voce alta lo scorso anno perché gli ebrei avessero così tanto potere, tuttavia ha sostenuto di non essere antisemita; è stata costretta a dimettersi, ma il suo partito ha minimizzato i suoi sentimenti come un problema di comunicazione.

Quando le maggioranze laiche li ignorano, i gruppi ebraici spesso si trovano ad allearsi ad un’altra minoranza religiosa; agli stessi musulmani. Le organizzazioni ebraiche e musulmane hanno lavorato insieme per ostacolare gli sforzi volti a proibire la macellazione kosher e halal, come la circoncisione. I gruppi ebreo-musulmani sui social media sotto il nome Salaam- Shalom sono sorti in diversi paesi. Possono esercitare pressioni su Israele e Palestina, ma tali gruppi di contatto a lungo termine potrebbero anche diventare un buon modo per combattere l’antisemitismo.

Gli ebrei europei si sentono assediati, e stanno anche cominciando a vederlo. Dalle proteste di Gaza dello scorso anno, quando i furgoni della polizia erano stati parcheggiati di fronte alla sinagoga Portoghese di Amsterdam del XVII secolo, al liceo ebraico, al museo di Anna Frank e ad altri siti. Il governo da allora ha aggiunto polizia militare, e i leader ebrei hanno chiesto al Ministro della Giustizia di fornire le guardie di armi automatiche.  Il Sindaco di Anversa ha schierato un’unità di élite dell’esercito a pattugliare il quartiere ebraico. I siti ebraici in Francia da gennaio sono sotto la protezione dei soldati.

Fin dal Medioevo , gli ebrei hanno fatto appello di protezione ai sovrani contro il fanatismo violento. La polizia è in grado di fornire una protezione fisica, ma riunirsi all’interno di sinagoghe, scuole e centri sociali pesantemente sorvegliati non è lo stesso di esercitare apertamente la propria identità religiosa. “La questione è, possiamo ancora vivere qui come ebrei nel lungo periodo?” chiede Ruben Vis, del Consiglio Centrale Ebraico Danese. Può sembrare paradossale che gli attacchi a Parigi e a Copenaghen dovrebbero guidare gli ebrei a considerare di emigrare in Israele, dove difficilmente sarebbero liberi dal terrorismo. Ma coloro che emigrano non sono in cerca di libertà dalla violenza ma piuttosto della possibilità di vivere una vita apertamente ebraica in un modo che in Europa sta diventano più difficile. Molti possono risentirsi dell’invito del signor Netanyahu; alcuni, almeno, lo considereranno.