13 Novembre 2015

Dichiarazioni antisemite da parte di un jihadista

mullah_Krekar

Fonte:

Corriere del Trentino

Autore:

Silvia Fabbi

Le intercettazioni nell’alloggio di Narouz: «Positivo uccidere un ebreo per Allah»

BOLZANO «È buono morire per Allah, qualsiasi cosa io faccia per Allah è come se non avessi fatto abbastanza. Non avrò pace fino a che non ucciderò qualche ebreo » . L’intercettazione ambientale raccolta dagli inquirenti nell’abitazione di Merano riporta una conversazione fra Abdul Rahman Nauroz e Hasan Saman. Il suo contenuto rivela quale fosse l’intenzione dei presunti terroristi scoperti dal Ros: arrivare al martirio. Ed è proprio Nauroz, nei cui appartamenti si tenevano incontri finalizzati al proselitismo, che definisce il martirio «la cosa più gratificante » per un jihadista e aggiunge: «un uomo deve tollerare la tortura». Sono sue le frasi più pesanti captate dagli inquirenti nel corso dell’operazione. «Se succedesse qualcosa a «Mamosta» Krekar ci sono alcuni uomini che possano far diventare la Norvegia come il Libano» aveva detto ancora nel corso di un altro incontro con i sodali dell’organizzazione. «Possono portar missili in Norvegia…ci saranno delle esplosioni» diceva Nauroz nei giorni successivi all’arresto di Krekar . Durante una conversazione con due persone che si trovavano in Gran Bretagna , Nauroz aveva possibilità di attaccare ambasciate occidentali fuori dall’Europa. «La soluzione è attaccare un’ambasciata a Baghdad o nel sud e in Iran, anche nei paesi arabi, ma non in Europa, e avere due o tre ospiti. Non torneranno mai in Norvegia finché vivranno» diceva Nauroz. «La morte per noi è il martiri o. .. e siamo pronti contro chiunque occupa il Kurdistan… americani , russi o altri » era invece la lezione del Mullah Krekar, ritenuto a capo dell’organizzazione terroristica, intercettato in carcere in Norvegia a novembre 2012. «Per questi che hanno bruciato il Corano almeno cento persone sono pronte in Europa e Kurdistan a fare giustizia» aveva aggiunto Krekar, che esortava costantemente i suoi seguaci: « La nostra prossima fase, miei cari. Quello che dobbiamo fare come passo successivo è la persecuzione dei nostri avversari e nemici ovunque». L’effetto è sempre stato positivo, dal momento che numerosi seguaci si sono dichiarati disponibili ad «uccidere le persone che Krekar desidera» . Uno dei membri, in particolare aveva anche chiesto a Krekar la possibilità di uccidere «uno scrittore blasfemo» offrendosi di raggiungere anche uno Stato estero per farlo. Si tratta di intercettazioni che , secondo gli inquirenti, proverebbero la determinazione e l’organizzazione del gruppo , composto da membri che in alcuni casi si sono anche dichiarati più volte in prima persona pronti allo jihad sul fronte siriano- iracheno e pronto al «martirio», a compiere atti violenti e anche a uccidere singoli «apostati», se ordinatogli da Krekar «che seguirebbe ovunque». «Abbiamo detto: quando veniamo oppressi a Erbil, a Sulaimaniyah, a Teheran, a Oslo, negli USA, allora perché non unirci all’orgoglio e alla forza di penetrazione che Al Qaida possiede, così che anche noi diventiamo come quelli che operano in Jemen e Somalia e Mali?» si erano detti ancora gli appartenenti all’organizzazione in una conversazione del 2013.