22 Maggio 2016

Corteo di CasaPound a Roma

Roma_corteoCasaPound

Fonte:

Corriere della Sera edizione di Roma

Autore:

Fulvio Fiano

Simboli del ventennio e saluti romani

Ballottaggio con Giorgia? «Era con noi, ora dice di non conoscerci»

In file da otto, avanzano ordinati su via Merulana e poi via Labicana, coprendole quasi nella loro interezza. Non c’è musica, solo slogan. Ritmati come allo stadio: «Au-tar-chia/so-cia-liz-za-zio-ne-Ca-saPound Italia- è la rivoluzione». Oppure: «Siamo noi, siamo noi, scudo e spada dell’Italia siamo noi…». Il corteo del movimento dell’estrema destra, romana e non solo, si apre con lo striscione a cinque aste «Prima gli italiani» retto da un gruppo di ventenni, seguito da quello in memoria di Dominique Venner, lo scrittore francese di cui i fascisti europei celebrano l’anniversario della morte. II presidente di CasaPound, Gianluca Iannone, tuta dell’Italia e sigaro, procede su un lato e sembra soddisfatto. Simone Di Stefano, candidato al Campidoglio, giacca e cravatta, si presta volentieri alle interviste. «Allearci con la Meloni al ballottaggio? Se ce lo chiede per favore e si impegna ufficialmente a sottoscrivere almeno parte del nostro programma… Fino a un anno fa era con noi, ora dice di non conoscerci. Non saremo certo noi ad andare a cercarla». Da un palazzo di via Merulana vengono lanciate delle uova che finiscono a terra senza colpire nessuno. Una finestra espone l’immagine di Che Guevara. Nella assolata mattinata in centro sono queste le uniche reazioni alla sfilata fascista. I turisti con le facce curiose si informano e fotografano. Commercianti e avventori dei bar commentano con velato sarcasmo. Ci sono tra i duemila e i tremila partecipanti giunti da tutta Italia. La visibilità mediatica viene raggiunta. E tra i simboli, i tatuaggi e le magliette con estratti di canzoni e motti tutti ispirati al ventennio mussoliniano le facce spesso truci – in voga le barbe lunghe alla hipster – sono spavalde. Prima c’è il gruppo con i vessilli di CasaPound, sfondo rosso, cerchio nero e al centro la tartaruga bianca. Il secondo troncone del corteo issa decine di tricolori. L’ultimo gruppo, prima di quelli che procedono in ordine sparso, ha le bandiere col cerchio di stelle su sfondo blu simbolo della Ue, però cancellato da una croce rossa. Insieme alla difesa dell’«identità italiana», l’ostilità all’Europa è l’altro refrain della manifestazione, che all’incrocio con via dei Normanni fa una sosta sotto gli occhi della polizia a cavallo (anche gli animali in assetto antisommossa) e dà fuoco a qualche fumogeno intonando l’inno di Mameli. II corteo sale poi a Colle Oppio. Si chiude il cancello alle spalle dei manifestanti e sul campo di terra con vista Colosseo comincia il concerto degli ZeroZeroAlfa. «Ci siamo presi il Colosseo», dice Iannone sul palco. Sotto di lui, lo salutano centinaia di braccia tese.