12 Novembre 2014

Conferenza OSCE sull’antisemitismo, 12 novembre 2014, reportage del direttore di “Pagine ebraiche” Guido Vitale

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Fonte:

Moked.it

Autore:

Guido Vitale

Qui Berlino – La Conferenza Osce  Antisemitismo, una minaccia per tutti

La minaccia di un risorgente antisemitismo va fermata sul nascere. E costruire in maniera efficace una barriera contro il risorgere di segnali inquietanti di odio antiebraico non può essere solo una priorità delle organizzazioni ebraiche, ma deve rappresentare una necessità che deve necessariamente coalizzare tutti i cittadini, tutte le istituzioni e tutti i governi che abbiano a cuore l’ordinamento democratico e il progresso. Questo il primo chiaro messaggio che emerge con forza a Berlino in apertura dei lavori  della intensa due giorni dedicata alla necessità di combattere l’antisemitismo convocata dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. A dieci anni dalla Dichiarazione di Berlino che ha costituito il primo passo della nuova Europa per una battaglia determinante per il futuro delle nostre democrazie, i 57 stati che compongono la compagine Osce si sono dati appuntamento per fare il punto della situazione e rilanciare l’iniziativa. “Il problema è vivo, è una ferita aperta – commenta Deidre Berger, rappresentante dell’American Jewish Committee (Ajc) nella capitale tedesca e direttore dell’Istituto Ramer per le relazioni ebraico tedesche – tanto che sembra in questi anni non si sia lavorato, non si siano compiuti passi avanti. Ma è una falsa impressione. In realtà si sono compiuti progressi enormi di lavoro, di integrazione internazionale, di coordinamento nelle strategie, di consapevolezza. Se il progresso non appare, o appare poco, questo dipende dal fatto che in questi dieci anni la situazione politica e sociale internazionale è profondamente mutata, le nuove dinamiche sono difficilmente inquadrabili. E nello stesso modo il sistema dell’informazione, soprattutto con la diffusione e la frammentazione dell’informazione incontrollata della rete, è profondamente cambiato”. La prima giornata dei lavori serve quindi agli oltre trecento partecipanti giunti da tutto il mondo ma soprattutto dalle realtà europee (partecipano ai lavori fra gli altri il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, la delegata dell’Unione giovani ebrei italiani Talia Bidussa, l’esponente del World Jewish Congress e del Bene Berith Europa Daniel Citone, la rappresentante a Roma dell’American Jewish Committee Lisa Palmieri Billig, Stefano Gatti dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea, una folta delegazione di diplomatici della Farnesina e delle rappresentanze diplomatiche italiane), per riordinare le idee e ridefinire la strategie. Rappresentanti dei governi e leader politici degli Stati aderenti dell’OSCE, la maggiore organizzazione intergovernativa per la sicurezza e la lotta a alla discriminazione, ma anche voce e ascolto per le organizzazioni non governative impegnate a combattere l’antisemitismo. Numerosissimi gli spunti già emersi nel corso della prima mattinata di lavori, temi che verranno ripresi domani quando a parlare e ad assumere la responsabilità del coordinamento saranno direttamente i rappresentanti dei governi. L’ambasciatore Felix Klein, rappresentante del ministero degli Esteri di Berlino responsabile per le relazioni con le organizzazioni ebraiche ha detto in apertura chiaramente che “l’antisemitismo costituisce una minaccia per l’insieme della nostra civiltà” confermando in pieno il chiaro impegno in prima linea del governo tedesco per contrastare ogni forma di odio e di discriminazione. La responsabile della task force Osce sull’antisemitismo e dirigente del dipartimento svizzero degli Affari esteri Heidi Grau ha affermato che è ora “il momento di agire, non di commemorare”. Il rabbino Andrew Baker, assistente alla presidenza Osce, ha parlato di “un futuro incerto per l’ebraismo europeo se questa battaglia non sarà condotta con determinazione”. La responsabile del dipartimento Osce per le istituzioni democratiche e diritti umani Cristina Finch ha ribadito il fermo impegno dell’organizzazione internazionale. Con Deidre Berger dell’American Jewish Committee e Juliane Wetzel, del Centro di ricerca sull’antisemitismo dell’Università di Berlino ha poi avuto inizio il confronto fra le organizzazioni che operano sul campo. Daniel Bodnar, presidente della Fondazione Azione e protezione di Budapest, ha riferito della situazione sullo scenario ungherese, ormai divenuto un luogo emblematico dei rischi che minacciano la democrazia europea. Ilja Sichrovsky, segretario generale della Conferenza ebraico-musulmana, è intervenuto sulla base della sua rara e preziosa esperienza di dialogo indicando quale enorme lavoro resta da compiere su un orizzonte dove l’antisemitismo non è solo questione di frange estremistiche, ma di masse. Jane Braden-Golay , presidente dell’Unione europea degli studenti ebrei che consorzia le unioni studentesche ebraiche di 35 paesi, ha parlato del problema spiegando quanto sia importante di fronte all’evolversi del fenomeno dare peso alla prospettiva giovanile, punto d’osservazione privilegiato delle nuove tendenze e delle nuove sensibilità. “Uno dei nostri maggiori impegni – ha aggiunto – è quello di ristabilire nel dibattito riguardante la questione mediorientale. La nostra prima preoccupazione è quella di costruire un sereno confronto combattendo coloro che alzano la voce e cercano lo scontro perché non sono capaci di accettare il dialogo civile. Solo in questo modo può essere correttamente rappresentata la realtà di Israele”. Hanne Thoma, coordinatore della Task force sull’antisemitismo del governo tedesco ha messo l’accento anche sulla necessità di fornire ai media la giusta assistenza per evitare la propagazione di segnali distorti. Karen Polak, del museo Anne Franke di Amsterdam ha ricordato come per un’azione efficace bisogna evitare di isolare il fenomeno antisemitismo dalla problematiche e dalle tendenze generali delle società in cui viviamo. Vitalij Bobrov, coordinatore dei programmi educativi del Centro ucraino per gli studi sulla Shoah ha spiegato il vasto impegno educativo dell’istituto nell’ambito della delicatissima situazione ucraina.