14 Maggio 2016

Concorso vignette antisemite in Iran

Iran

Fonte:

ANSA

Autore:

Elisa Pinna

Iran: Olocausto, inaugurata mostra vignette anti-sioniste

A indonesiano premio 12 mila dlr. Suo il manifesto dell’evento

Anche quest’anno, in coincidenza con la proclamazione dello Stato ebraico, l’associazione iraniana «Rivoluzione e Santa Difesa» ha inaugurato stamane a Teheran una mostra dal titolo «Olocausto» che espone 105 vignette e caricature «anti-sioniste», frutto del lavoro di artisti di 50 paesi del mondo, tra cui la Francia. Stavolta però gli organizzatori, in una conferenza stampa, hanno ripetuto più volte che lo scopo dell’esibizione non è mettere in discussione l’Olocausto, ma denunciare l’uso che ne è stato fatto dall’ «entità sionista per perpetrare a sua volta una politica nazista nei confronti dei palestinesi», come ha sottolineato Mohammad Habibi direttore della associazione non governativa. A vincere il primo premio di 12 mila dollari, è stato un artista indonesiano; dal suo disegno è tratto il manifesto della mostra: una croce nazista fatta da muri da cui cerca di fuggire un aquilone con la bandiera palestinese. Tutte le vignette propongono il parallelismo tra nazismo e politica israeliana.

Iran: tornano vignette su Olocausto, ma non è negazionismo

Organizzatori, vogliamo denunciare ‘il nazismo dei sionisti’

In perfetta coincidenza con l’anniversario della proclamazione dello Stato ebraico e della Nabka (catastrofe) palestinese, anche quest’anno è stata inaugurata a Teheran la mostra internazionale di vignette dal titolo «Olocausto», foriera in passato di polemiche a non finire con Israele. Stavolta gli organizzatori dell’associazione delle «Arti visive della Rivoluzione e della Santa Difesa», hanno comunque tenuto a precisare, in una conferenza stampa, che lo scopo dell’esposizione non è mettere in discussione la Shoah, ma denunciare l’uso che ne è stato fatto dall’«entità sionista per perpetrare a sua volta una politica nazista nei confronti dei palestinesi». Il concetto «nessuno vuole entrare nel merito della Storia» è stato ripetuto almeno una decina di volte ai giornalisti, a differenza delle edizioni passate. Nelle settimane scorse, il ministro degli Esteri Javad Zarif aveva preso le distanze dall’iniziativa, precisando che la mostra non era organizzata dal governo. «Zarif non è stato informato sui dettagli e sulle opere esposte. Speriamo che venga a visitare l’esposizione», ha detto Mohammad Habibi , direttore dell’associazione promotrice e considerato un uomo vicino alla Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei. ” Perché i palestinesi devono pagare per l’Olocausto? Perché la loro terra è stata occupata con il pretesto dell’uccisione di 6 milioni di ebrei? Perché non è stata data una parte di Germania agli ebrei?” si è chiesto Mohammad Habibi nella conferenza stampa. Le 105 vignette selezionate, su quasi 700 lavori giunti da artisti di 50 paesi del mondo (tra cui la Francia), si concentrano sul parallelismo tra nazismo e politica di Israele, paese che in Iran non è riconosciuto ed è evocato con il termine di «entità sionista». Particolarmente preso di mira è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu , spesso ritratto nei panni di un gerarca nazista. Molti disegni raffigurano i palestinesi nelle condizioni degli ebrei della Seconda Guerra Mondiale, come lo stesso manifesto della mostra dove da una  croce nazista, fatta di muri alti e spessi, cerca di fuggire un aquilone con la bandiera palestinese. Il poster è tratto dalla vignetta del vincitore del concorso, un artista indonesiano che ha incassato i 12 mila dollari del primo premio. Al secondo e al terzo posto sono andati 8 mila e 5 mila dollari. Tra le opere esposte solo una vignetta è dichiaratamente negazionista: si vedono un ebreo e un nazista che si danno la mano, mentre alle loro spalle vengono buttate nei forni balle di fieno. «La mostra – ha sottolineato Habibi – vuole essere anche una risposta alla tanto decantata libertà d’espressione dell’Occidente che vale solo quando si tratta di offendere l’Islam, ma che punisce come reato chiunque non si allinei sulla versione ebraica dell’Olocausto».