22 Settembre 2015

Commento dell’ambasciatore israeliano in Italia a recenti episodi di antisionismo ed antisemitismo

israele_expo_2015

Fonte:

La Stampa

Autore:

Naor Gilon

Su Israele l’Europa ignora la lezione della storia

Proprio nel fine settimana in cui il numero di visitatori del padiglione israeliano all’Expo ha superato il milione, la bandiera d’Israele che sventola al centro di Milano, accanto a quelle degli altri Paesi ospiti all’Expo, è stata imbrattata di vernice rossa. La cosa stride per molti aspetti, ma non sorprende, poiché riflette la solita ipocrisia nei confronti di Israele. Stride, perché chi visita il padiglione israeliano, noto anche grazie al campo verticale che lo caratterizza, può rendersi conto proprio del contributo israeliano al tema dell’Expo «nutrire il pianeta», dalle invenzioni tecnologiche, come l’irrigazione goccia a goccia, fino allo sviluppo di varietà particolari di piante, come i pomodorini ciliegino, molto noti anche in Italia. Sebbene la sua popolazione conti soltanto circa 8 milioni dl abitanti, Israele è in prima linea mondiale per innovazione e invenzioni a favore dell’umanità, e non soltanto in campo agricolo. Stride, perché, mentre le bandiere di molte dittature sventolano indisturbate nel centro di Milano, proprio quella d’Israele, l’unica democrazia in questo Medioriente in fiamme, viene imbrattata. Israele è l’unico luogo della regione in cui la comunità cristiana non solo vive in sicurezza, ma anche cresce e prospera. Sarebbe bene che gli stessi elementi marginali che operano contro di noi investissero un po’ dei loro sforzi anche nei riguardi dei continui eccidi e repressioni da parte dei fondamentalisti musulmani nei confronti dei loro fratelli in ogni parte del Medioriente. I milioni di migranti che si accalcano alle porte dell’Europa sono anche conseguenza diretta di queste persecuzioni. Stride, perché sembra che l’Europa non abbia imparato la lezione dalla storia. Nessun leader europeo ha condannato il tweet di qualche giorno fa del leader iraniano Khamenei, con una foto in cui è ritratto lui mentre calpesta una bandiera israeliana e dice che lo Stato ebraico sarà cancellato dalla mappa entro 25 anni e che fino ad allora esso non avrà un solo giorno di pace. Anche l’affermazione dei giorni scorsi, dalle connotazioni antisemitiche, del leader palestinese Abu Mazen, il quale ha detto che «non permetterà agli ebrei di contaminare con i loro piedi il Monte del Tempio», è rimasta assolutamente ignorata. Mi viene da domandare se non esista nessùn altro valore nelle relazioni fra Stati all’infuori della volontà di ottenere qualche euro in più di affari con Paesi discutibili, ignorando peraltro proprio il comportamento di questi nei confronti dei loro stessi cittadini? Al contempo, in Europa vi sono elementi, come quelli che per l’ennesima volta hanno imbrattato la bandiera a Milano, i quali operano per il boicottaggio d’Israele e di tutto ciò che lo riguarda, partendo dalla cultura, passando per l’Expo, e fino ai suoi prodotti. Contrariamente a quanto da loro sostenuto, si tratta di attività finalizzate non a colpire la produzione degli insediamenti, ma a stigmatizzare e delegittimare la stessa esistenza dell’unico Stato ebraico al mondo. Stride particolarmente nel momento in cui l’Ue coopera e promuove la decisione di etichettare i prodotti degli insediamenti, unico caso di etichettatura di prodotti su base politica. Non lo ha fatto in nessun altro territorio oggetto di contenziosi: non a Cipro Nord, né in Crimea, né nel Sahara occidentale. La mia famiglia è già stata marchiata una volta in Europa, ed era con una Stella di Davide gialla. Per chi ha a cuore l’Europa, non è solo stridente, ma è persino molto triste vedere che l’Europa non trovi l’onestà e le forze necessarie per affrontare problemi che la minacciano veramente.