9 Agosto 2014

Commento del magistrato Guido Salvini alla formazione dell’Albo delle Religioni voluto dalla giunta comunale di Milano

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Fonte:

Libero edizione di Milano

Autore:

Guido Salvini

Piano moschee: i dubbi del giudice

“Luoghi a rischio radicalismo”

Sembra alle ultime battute, con una breve proroga fino a metà settembre, la formazione dell’Albo delle Religioni voluto dalla giunta comunale con il fine immediato di concedere spazi comunali da adibire a luoghi di culto delle varie fedi. Più di 30 associazioni religiose, islamici, induisti, buddisti, evangelici, copti, apostolici, ortodossi hanno sinora chiesto l’iscrizione. Certamente l’iniziativa può essere utile per favorire l’integrazione, stimolare la conoscenza del pluralismo educativo e religioso, indicata anche tra gli obiettivi dell’Albo, e far emergere, «regolarizzandole», molte associazioni che oggi vivono quasi separate dalla città. Ma lo scarso dibattito culturale che ha preceduto l’iniziativa della Giunta e una certa superficialità e confusione dei fini – solo spazi o anche in via informale un «riconoscimento» ufficiale che in realtà spetta allo Stato? – rischia di non far percepire i pericoli nascosti sotto le buone intenzioni.

In primo luogo non si deve dimenticare che la materia dei rapporti con le organizzazioni religiose è affidata dall’articolo 8 della Costituzione non ai Comuni ma allo Stato, mediante intese votate dal Parlamento (quelle con i Buddhisti e i Testimoni di Geova approvate di recente) e quindi quando si entra in una materia così delicata vi sempre il rischio di sconfinare.

Poichè non si discute solo di una questione urbanistica, cioè affidare ad associazioni spazi comunali, bensì di una scelta che riguarda diritti fondamentali dei credenti e anche fondamentali garanzie di tutela della collettività vi è appunto da chiedersi se sia stato verificato che tutte le associazioni che hanno chiesto di iscriversi all’Albo delle Religioni abbiano sottoscritto nel 2007 la Carta dei Valori promossa dal Ministro dell’Interno Giuliano Amato dopo un’ampia consultazione con i rappresentanti delle varie fedi. La Carta dei Valori, non è una legge, è un atto amministrativo ma un atto «fondante», una sorta di manuale esplicativo e «didattico» dei valori enunciati nella Costituzione che tocca tutti punti critici del rapporto tra gli immigrati e la nostra società. Si parla di diritto ad una retribuzione equa per lo straniero, diritto all’istruzione e diritto alla tutela della salute ma anche e soprattutto di libertà religiosa. E per libertà religiosa si intende non solo il diritto di professare la propria fede ma anche il diritto di non avere alcuna fede religiosa e il diritto di «apostasia» cioè di cambiare religione. Inoltre nella Carta sono esplicitamente condannate pratiche come la poligamia, i matrimoni combinati, ogni forma di coercizione all’interno della famiglia e le mutilazioni femminili. Ed è vietato aizzare l’odio contro le altre religioni.

Siamo sicuri che dai capi di tutte le comunità e all’interno delle comunità, soprattutto islamiche, che non hanno discusso una intesa con lo Stato ma si sono iscritte all’Albo e ne saranno le principali beneficiarie in termini di moschee, siano davvero condivisi questi principi? Che non vi siano rischi di adesioni strumentali e di facciata al solo fine di ottenere lo spazio per i propri luoghi di culto? Siamo sicuri ad esempio che tutti i leaders dei centri islamici abbiano il coraggio morale di condannare senza eccezioni la punizione, ovviamente non in Italia ma nei paesi musulmani, dell’«apostasia»? E’ di questi giorni del resto, in tema di rispetto dell’altro, la notizia dell’espulsione di un imam che in una moschea vicino a Venezia incitava nelle sue «preghiere» i fedeli, minori compresi, a uccidere gli ebrei, israeliani e no, uno per uno.

Purtroppo né nel bando con cui è stata indetta la costituzione dell’Albo né nello scarno Protocollo d’impegno che lo accompagna vi è alcun accenno agli obblighi dettagliati di cui la Carta comporta l’assunzione. Si parla solo, oltre ad un generico richiamo al rispetto delle leggi che lascia il tempo che trova, di spazi e parcheggi, occupazione del suolo pubblico, emissioni sonore, decoro urbano come se tutto si riducesse ad un piano edilizio.

Ma non è così quando vi è sullo sfondo la tutela di valori non negoziabili, nemmeno implicitamente, né da una maggioranza comunale né da altri e quando si offre qualcosa a chi non dà in cambio la garanzia di avere intenzione di rispettarli. Sarebbe necessario almeno che, al momento della chiusura del bando e della formale costituzione dell’Albo, i rappresentanti di tutte le comunità fossero invitati in Comune a leggere pubblicamente, in italiano e nella loro lingua, l’intera Carta dei Valori e a sottoscriverla o risottoscriverla simbolicamente dinanzi a tutta la cittadinanza. A pena, se non lo volessero fare o se quei principi, accettati con riserva mentale, non fossero in concreto rispettati, di essere depennati dall’Albo e dai vantaggi che ne conseguono.