25 Agosto 2015

Attacchi razzisti in Sassonia

hollande_merkel

Fonte:

Il Messaggero

Autore:

Flaminia Bussotti

Germania, allarme xenofobia i neonazi assaltano gli stranieri

Il Governo prepara un piano di dieci punti per tutta la Ue: aiuti agli stati africani e rimpatri più veloci

LO SCONTRO

Berlino. Finora Angela Merkel ha cercato di tenere il tema in sordina: con le elezioni all’orizzonte, l’immigrazione, per il principale partito di governo, non si presta ad acchiappa-consensi. Adesso però, di fronte a numeri che fanno paura, il tema è salito in cima all’agenda politica e ha dominato anche i colloqui col presidente francese Francois Hollande ieri a Berlino. I ripetuti episodi di xenofobia (gli ennesimi si sono avuti nel fine settimana in Sassonia, a Est), le stime del ministro degli interni Thomas de Maiziere sugli arrivi quest’anno, e le immagini di ecatombi nel Mediterraneo, hanno ribaltato la prospettiva.

GLI ASSALTI RAZZISTI

In Sassonia, non passa giorno che un centro di accoglienza non vada in fiamme. Ieri a Heidenau, 20 km da Dresda, neonazi e altri razzisti hanno attaccato un centro provvisorio per 600 profughi ferendo una trentina di poliziotti. Sono fatti «disgustosi e vergognosi, assolutamente inaccettabili», ha commentato la Merkel: e ciò vale anche per i cittadini al fianco dei neonazisti. «La Germania è un paese dove si rispetta la dignità di ogni singolo uomo». Ma la Sassonia non è sola. Episodi razzisti si susseguono anche a ovest. L’immigrazione è diventata una emergenza nazionale. Persino la Merkel, non solita a parole forti e accusata dall’opposizione di «tentennamenti», ha ammesso la gravità del problema: impegnerà la Germania, ha detto alla rete televisiva Zdf, più della Grecia o dell’euro. La soluzione non si trova «se lavoriamo in modalità normale»: ovvero, serve una “modalità di crisi”.

LE TASK FORCE

In tutti i ministeri, infatti, sono state create delle task force, unità di crisi, come per le catastrofi naturali, scrive Spiegel. Il vicecancelliere e ministro dell’economia, Sigmar Gabriel, leader della Spd, ha invece fatto da tempo suo il tema e non passa giorno che non esca con qualche iniziativa: visite ai campi profughi, un “duetto” ad ampia risonanza mediatica con il famoso attore Til Schweiger, che si è detto schifato di alcuni suoi connazionali e vuole creare di tasca sua un centro di accoglienza modello, e un decalogo per una nuova strategia europea sui profughi steso assieme al ministro degli esteri, Frank-Walter Steinmeier. L’immigrazione «cambierà il nostro paese», dice Gabriel.

I DIECI PUNTI

Nel loro piano in 10 punti si parla di «compito generazionale». Chiedono condizioni dignitose di accoglienza in tutta l’Ue. Un codice europeo di asilo che garantisca uno status valido nell’Unione. Una equa ripartizione e dunque una riforma degli accordi di Dublino. Un meccanismo omogeneo ai confini (non solo di sicurezza ma anche di registrazione profughi) e aiuti agli Stati più colpiti. Inoltre si sollecita il rimpatrio di chi non ha diritto all’asilo e un politica unica di asilo e immigrazione con iniziative per combattere sul posto le cause dell’esodo dal Medio Oriente e dall’Africa. Il Mediterraneo non può diventare un cimitero massa, lo vieta l’eredità umanitaria europea: è dall’immigrazione, dicono, che deve partire il prossimo slancio verso l’integrazione europea. Per quest’anno de Maiziere prevede l’arrivo in Germania di 800 mila profughi, quattro volte più che nel 2014. Nei primi sei mesi del 2015 le domande di asilo in Germania sono state il 43% di tutta l’Ue. Comuni e Laender sono allo stremo. I campi di prima accoglienza, dove i profughi restano in genere tre mesi, hanno 45 mila posti, ma solo a luglio gli arrivi sono stati 83 mila. Finora sono state messe a disposizione 16 caserme dell’esercito, ma non bastano: 13 sono già piene.

STOP AI BALCANI

Si riflette su uno stop agli arrivi dai Balcani occidentali, paesi sulla strada per l’adesione all’Ue. Di 196 mila domande di asilo quest’anno il 40% viene da lì. Berlino vuole dichiarare Kosovo, Albania, Montenegro stati sicuri. Si insiste anche sull’aspetto sicurezza. Molti dei giovani profughi sono ricettivi all’estremismo islamico. Inoltre, se molti siriani hanno un’istruzione, fino a un terzo degli africani sono analfabeti: difficile per queste persone trovare un lavoro. Dalla società civile, il volontariato, le chiese è giunto un grande aiuto, ma quanto durerà – si domanda Spiegel – se il flusso continua e la risposta dello Stato manca?