25 Gennaio 2016

Antisemitismo nell’Iran di Rohani

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Fonte:

Corriere della Sera

Autore:

Pierluigi Battista

Vignette antisemite e visite di Stato

Alla vigilia della Giornata della memoria («mai più!», «mai più!»), le autorità italiane, le nostre imprese e papa Francesco accoglieranno con solenni cerimonie il nuovo amico, il presidente iraniano Rohani. Essendo la vigilia della Giornata della Memoria («mai più!», «mai più!»), potrebbero chiedere in anteprima al presidente iraniano una copia della vignetta vincitrice nell’edizione 2016 del concorso che a Teheran premia la più divertente presa in giro della Shoah. Le autorità iraniane, che nel frattempo procedono al conteggio delle persone condannate a morte alla fine di processi farsa nel 2015, più o meno un migliaio, alcune delle quali appese alle gru delle piazze di Teheran, ci tengono molto a quella leggiadra manifestazione antisionista inaugurata dall’estremista Ahmadinejad e mai sconfessata dai moderati del regime. Ora, tra un affare concluso dalle imprese italiane e l’impiccagione di qualche gay che non ha fatto in tempo a scappare in Israele per aver salva la vita anche se in Occidente nessuno suona la sveglia per difenderlo, si potrebbe celebrare quelle vignette antisemite per non dimenticare lo sterminio degli ebrei che, secondo i negazionisti di Teheran invitati solennemente in Italia, sarebbe solo una menzogna: la «menzogna di Auschwitz», come sostengono i colleghi nazi degli antisemiti iraniani che tra una decina d’anni potranno pure disporre della bomba atomica per distruggere più agevolmente Israele dopo aver firmato qualche profittevole contratto con le imprese del mondo occidentale, nel frattempo compostamente impegnato a gridare «mai più!», «mai più!». Non dimenticare, nel Giorno della Memoria. O forse sì, meglio dimenticare per qualche ora, giusto il tempo di firmare qualche buon contratto mentre il Papa lancia il suo monito per la pace nel mondo, ed omaggiare i nostri nuovi alleati che certo, hanno il vizietto di far sparire i dissidenti, ma sono pur sempre i nostri cari alleati contro l’Isis: loro le donne non le decapitano, le lapidano. E poi sono dotati del senso dell’ironia, perché sanno apprezzare che irridono la Shoah, prendono in giro i deportati («mai più!», «mai più!»), contribuiscono a gettare nell’immondizia le favole sioniste su Auschwitz, mettono il buon umore su una vicenda che ci ostiniamo a ricordare ogni 27 gennaio (gli altri 364 giorni dell’anno no), facendo finta di niente sugli ebrei costretti a scappare dall’Europa perché non si sentono più tanto tranquilli del nostro «mai più!», «mai più!».