26 Maggio 2014

Ancora sconosciuti gli autori dell’attacco antisemita a Bruxelles

bruxelles_shooting

Fonte:

Corriere della Sera

Autore:

Luigi Offeddu

Bruxelles, caccia all’uomo: spunta un video

Le immagini dell’attentatore col kalashnikov. Ancora nessuna rivendicazione

Venivano da Tel Aviv, marito e moglie israeliani sui cinquant’anni, si chiamavano Riva. Sono morti senza capire neppure il perché durante una vacanza turistica di pochi giorni in Europa. Loro, e un’alta turista di nazionalità francese. E Alexandre Strens, cittadino belga, impiegato venticinquenne del Museo ebraico: anche lui abbattuto da proiettili ben mirati, anche lui senza sapere il perché.

Sono diventate quattro, le vittime dell’attentato compiuto sabato pomeriggio al museo, poco lontano dalla grande sinagoga e nel pieno centro turistico della capitale d’Europa. Persone di Paesi e fedi diverse, accomunate come bersagli in un piano omicida che appare sempre più premeditato, e sempre meglio organizzato. L’unico sospettato è stato rilasciato dopo qualche ora di interrogatorio. La polizia ha diffuso un video dove compaiono lo (o gli) sparatori, giunti sul posto a bordo di un’auto. Ma le indagini, a meno di colpi di scena dell’ultima ora, hanno finora segnato il passo. Anche perché non è arrivata alcuna rivendicazione, almeno secondo le fonti ufficiali. Le autorità invitano alla prudenza, si rifiutano di accreditare un marchio preciso a quanto avvenuto: per ora, dicono, l’unica cosa certa è che hanno agito assassini antisemiti, per colpire degli ebrei, ma la pista del terrorismo islamico vale quanto quella dell’odio neonazista, o anche di un gesto folle.

Una cosa sono però le dichiarazioni ufficiali, e una cosa le indiscrezioni ufficiose che trapelano dalle indagini. Ci sono mandate di proiettili e bossoli su cui ricercare delle tracce, c’è la targa quasi completa di un’auto su cui lavorare, e ci sono certi messaggi che — lo si apprende solo ora — avrebbero raggiunto persone vicine al museo ebraico, preannunciando il sangue e la morte. In tutta la zona intorno alla sinagoga è stato confermato il livello di allerta 4, quello collegato alle massime minacce terroristiche. Scuole, sinagoghe, centri culturali ebraici in tutto il Belgio continueranno a funzionare normalmente come hanno chiesto i loro responsabili, ma con una protezione — si annuncia — molto più elevata. La comunità ebraica trascorre queste ore nell’angoscia Anche perché vi sono molte polemiche sulle misure di sicurezza: in un Shabbat (il giorno di riposo ebraico), a poche ore dalle elezioni europee, e in luoghi che sono tradizionale punto di ritrovo per gli ebrei di Bruxelles ma anche per migliaia di turisti di ogni Paese, non si notavano particolari precauzioni, pattuglie o mezzi di guardia della polizia Anche per parlare di questo, come ha annunciato il suo portavoce Fabrizio Perugia, domani giungerà qui da Roma una missione di solidarietà promossa dalla Comunità ebraica romana, e guidata dal suo presidente Riccardo Pacifici che incontrerà le autorità religiose ebraiche locali e alcuni rappresentanti del mondo ebraico internazionale, commemorando le vittime con un kaddish (la preghiera solenne dedicata al lutto): «Questo orribile attentato antisemita merita una risposta complessa e costituita da atti concreti — sarà questo l’appello di Pacifici—. La speranza è che tutte le istituzioni e le forze politiche democratiche possano aderire a questa missione». Ma, oggi, vi sarà a Bruxelles anche il vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, il primo dopo le elezioni, e tutti i 28 leader saranno nella capitale: secondo voci ufficiose ancora tutte da confermare, il premier italiano Matteo Renzi potrebbe unirsi agli ebrei romani almeno in una parte della loro visita.

Frattanto anche il rabbino Avi Tawil, direttore del Centro della comunità ebraica a Bruxelles ha fatto sentire la sua voce: «Rifiutiamo di stare in una società nella quale ci dobbiamo nascondere per vivere in pace. Vogliamo lottare per un mondo in cui nessuno debba vivere nella paura della persecuzione, solo a causa di ciò che è. Possano le anime delle vittime riposare in pace».