6 Marzo 2014

Anche Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, lo scorso 2 febbraio, ha ricevuto un pacco con una testa di maiale

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Fonte:

la Repubblica

Autore:

Federica Angeli, Giuseppe Scarpa

“Con te ci vediamo presto” militante di destra minaccia il capo della comunità ebraica

Roma, anche a Pacifici una testa di maiale

Roma – Aveva appena finito di deporre in aula nel processo contro 7 militanti del gruppo di estrema destra Militia. Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, tra le altre cose, aveva raccontato ai magistrati di aver ricevuto, lo scorso 2 febbraio, un pacco con una testa di maiale, a due giorni dall’arresto della Digos del responsabile delle spedizioni dei tre scatoloni alla Sinagoga, al Museo della Storia e all’ambasciata israeliana, alla vigilia della giornata della memoria. «Sul biglietto che accompagnava il pacco, c’era scritto “vediamo se questa volta ci prendete”. Non ho pubblicizzato la cosa per non dare visibilità a questi personaggi». Ma quando Pacifici finisce di parlare, nell’aula dove il pubblico ministero Luca Tescaroli celebrava il processo e ha ascoltato l’importante deposizione del colonnello Massimiliano Macilenti del Ros, titolare delle indagini contro Militia, scoppia l’inferno.

Uno degli imputati, Stefano Schiavulli, leader del movimento di estrema destra — accusato insieme ad altri sei di reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla violazione della legge Mancino, passando per la diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, apologia del fascismo, deturpamento di cose altrui, procurato allarme e le minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti — segue con lo sguardo Pacifici che si allontana dall’aula. E quando gli occhi dei due si incrociano Schiavulli apre la sfida. «Ci vediamo presto eh… ci vediamo molto presto». Pacifici torna indietro e risponde: «Ci vediamo presto? Cosa fai, mi minacci?». Il presidente della Comunità ebraica è una furia. Le sue quattro guardie del corpo gli si lanciano addosso ma non riescono a fermarlo e lui va verso Schiavulli. Il militante antisemita a sua volta si alza, la tensione in aula è alle stelle. Interviene il presidente del secondo collegio Francesco Rugarli, richiama all’ordine l’imputato: «Signor Schiavulli lei qui è in un’aula di giustizia. Non se lo dimentichi mai».

I due si sfiorano appena e i carabinieri in servizio al tribunale di Roma riescono a bloccare Schiavulli. Pacifici è portato di peso fuori dall’aula dagli uomini della scorta. Non prima dell’ultimo botta e risposta. «Non mi metti paura tu, non mi metti paura», Pacifici replica «Manco tu». La bagarre finisce in una relazione dei carabinieri e in un fascicolo, aperto dal pm Luca Tescaroli, per minacce.

«Mi scuso con il presidente della Corte – dichiara in serata il presidente della comunità romana – Vivere sotto scorta è difficile. Sentirsi minacciato per quello che rappresenti è un fatto estremamente grave e la risposta è stata quella di far comprendere che noi non abbiamo paura. La comunità ebraica romana non sola».

Le minacce al presidente della Comunità sono un’offesa a Roma, dice il sindaco Ignazio Marino. «Un attacco personale, quello subito da Pacifici, che arriva dopo le ignobili scritte antisemite apparse sui muri di Roma e lo spregevole gesto dell’invio di pacchi con all’interno teste di maiale. Episodi che, ancora una volta, sottolineano quanto possa essere pericolosa e violenta la mancanza di cultura, di conoscenza della storia e della memoria. Roma,e la Comunità ebraica, non meritano queste offese, che respingiamo con tutta la forza che abbiamo».

Rincara la dose il capogruppo Pd nella commissione giustizia di Montecitorio, Walter Verini: «L’ennesimo, odioso, episodio di minacce nei confronti della comunità ebraica della nostra città dimostra che le istituzioni, la politica e la società non devono mai smettere di impegnarsi con forza e incessantemente contro l’antisemitismo come ogni altra forma di razzismo».