30 Giugno 2017

Analisi di CasaPound Milano

casapoundmilano

Fonte:

La Repubblica edizione di Milano

Autore:

Paolo Berizzi

L’escalation nera

I “fascisti del terzo millennio” hanno impiegato anni per farsi largo a Milano ma nella destra estrema sono in ascesa, quasi un partito. Tanto da puntare alla politica

Chi sono le “tartarughe nere” dell’incursione neofascista a Palazzo Marino? E che cosa sta succedendo, nell’estrema destra, a Milano e in Lombardia? Per raccontare questa storia, e come si è arrivati al blitz di ieri contro Beppe Sala, bisogna partire da Quarto Oggiaro e dal Corsaro Nero di Emilio Salgari. Il circolo Roccabruna — dal nome del corsaro protagonista del celebre romanzo, Emilio di Roccabruna — sorge al numero 14 di via Longarone. È qui che ha sede CasaPound Milano, filiale meneghina dell’ormai partito nazionale. Tradizionalmente romanocentrici, per farsi largo a Milano, i “fascisti del terzo millennio”, come si definiscono, hanno impiegato anni e comunque più che altrove: ma alla fine ce l’hanno fatta. In Lombardia si contendono la leadership coi camerati neonazisti di Lealtà Azione (ma hanno sfilato insieme alla parata del 29 aprile al cimitero Maggiore ). Eccoli, dunque. Quelli della gazzarra in aula sono gli stessi dell'”azione” di febbraio contro le palme di Starbucks: ricordate? “No all’africanizzazione di piazza Duomo”, avevano scritto sullo striscione prima che la notte un piromane desse fuoco alle piante ornamentali. Anche quattro mesi fa, in mezzo alle Tutto è iniziato dal circolo Roccabruna la filiale locale aperta a Quarto Oggiaro polemiche, la voce e la faccia ce le aveva messe Massimo Trefiletti, che di CasaPound Milano è il responsabile. La campagna intollerante anti Ius soli che CPI sta portando avanti con veemenza e nel ruolo di capofila subito dietro o accanto alla Lega non era ancora entrata nel vivo. Ma il “nemico” era lo stesso: gli immigrati, l’accoglienza, in quel caso l'”Africa” e il colosso americano del caffè reo di essersi ispirato —come scelta botanica— al Continente nero. Tre nomi. Massimo Trefiletti, Marco Clemente, Angela De Rosa. Sono gli esponenti di spicco di CasaPound Milano. Hanno storie uguali e diverse, confluite in quella che viene considerata oggi la formazione ( ormai partito ) in maggiore ascesa nel panorama della destra radicale. Se è a Trefiletti che Gianluca Iannone ( capo e presidente di CPI) ha affidato il ruolo di coordinatore, la figura di maggior peso è quella di Marco Clemente. Trentanove anni, romano trapiantato a Milano, già indagato come l’ex moglie ed ex consigliera provinciale Roberta Capotosti per aver fatto il saluto romano in pubblico, Clemente nel 2011 è stato candidato con il Pdl per Letizia Moratti sindaco. Se la carriera politica stenta ancora a decollare, maggior soddisfazione Clemente si sta togliendo come imprenditore: con la sua Prince srl gestisce l'”Osteria Angelino”, la trattoria “nera” che CasaPound, dopo Roma, ha aperto anche a Milano, in via Fabio Filzi. Cucina rigorosamente romana ma, ( sarà un caso ) niente carciofi alla “giudia”. Anche se non è mai risultato indagato, il nome di Clemente è comparso spesso nelle informative allegate a indagini sulla ‘ndrangheta. In particolare — ricorda l’Osservatorio sulle nuove destre — nel febbraio 2008 il casapoundino «fu intercettato in un night mentre parlava con tale Pinone, al secolo Giuseppe Amato, luogotenente della ‘ndrangheta, intento a illustrargli la gestione del pizzo nei locali dell’happy hour». Affari e politica. A sostenere Clemente nella campagna del 2011 furono, racconta un’indagine, anche frange malavitose dei Viking, gli ultrà “neri” della Juve. Risale invece al 2008 il contatto che l’imprenditore — sempre stando a un documento della polizia — avrebbe avuto con il boss calabrese Salvatore Barbaro per chiedere un suo intervento «su tutta la comunità calabrese al fine di far votare il Pdl». L’altra “stella” di CasaPound Milano è Angela De Rosa, portavoce del movimento. Dopo il blitz di ieri parlava di «crisi politica» della giunta Sala. Croce celtica al collo, sempre in prima fila ai presidi xenofobi, le cronache politiche annoverano la pasionaria neofascista come la prima consigliera di CPI in un Comune della Lombardia: era il 2014. Uscita dal Pdl De Rosa aveva fatto il suo ingresso nel Consiglio comunale di Novate Milanese. Per protestare contro il debutto dei “fascisti del terzo millennio” — era tre anni fa, oggi CPI è presente in Comuni come Bolzano, Iserbia, Todi, Lucca — erano scese in strada 200 persone al canto di “Bella ciao”. Non era dedicato alla neo consigliera.