5 Aprile 2017

Aggressioni antisemite a giovane studente ebreo di Berlino

JewishChronicle_Foto

Fonte:

Italia oggi

Autore:

Roberto Giardina

Un ragazzo ebreo perseguitato

Ha dovuto cambiare scuola dopo aver subito gravi minacce

Berlino – È probabile che un paio d’anni fa non se ne sarebbe parlato, ma la situazione a Berlino, e nel paese, è cambiata a causa dell’arrivo di oltre un milione di profughi in poco più di un anno, e della tensione tra Erdogan e la Germania Uno studente ebreo di 14 anni, nella capitale tedesca, è stato costretto a lasciare il suo ginnasio perché perseguitato e minacciato dai suoi compagni di scuola arabi e turchi. Una notizia che è finita su tutti i giornali nazionali, e data con risalto dalla Süddeutsche Zeitung alla Frankfurter Allgemeine. Eppure la scuola nel quartiere di Friedenau appartiene alla rete Schule gegen Rassismus, e cerca di integrare ragazzi di etnie e religione diverse. Friedenau è un quartiere borghese, non è una zona turistica, e ai tempi del muro era una specie di colonia di intellettuali, da Günter Grass a Hans Magnus Enzesberger. La madre del ragazzo ha raccontato la vicenda al settimanale The Jewish Chronicle: aveva scelto appositamente quel ginnasio perché era frequentato da arabi e musulmani. Voleva che il figlio, nato e cresciuto a Londra, studiasse in una comunità multietnica. È andato tutto bene, finché il ragazzo non ha confidato a un compagno di essere ebreo, da quel momento è cominciato un mobbing sempre più pesante: un coetaneo gli ha detto che non potevano essere più amici «perché gli ebrei sono assassini». Pochi giorni dopo alla fermata dell’autobus, due ragazzi l’hanno minacciato con una pistola giocattolo, e l’hanno aggredito, stringendolo alla gola. Gli altri compagni di classe hanno assistito alla scena, ridendo, e senza intervenire. I responsabili scolastici hanno diffuso una nota in cui condannano l’accaduto. Ma ora è stata aperta un’inchiesta. Sembra che siano intervenuti con ritardo nel punire i colpevoli. I ragazzi sono stati denunciati e espulsi. Troppo tardi? Ma la domanda è: comunque, un intervento dall’alto avrebbe reso possibile la convivenza in lasse del ragazzo con gli studenti turchi e arabi? Il quattordicenne è stato iscritto al ginnasio ebraico Moses Mendelsson. Il direttore Aaron Eckstaedt ha dichiarato: «Non è un caso isolato, ogni anno da sei a dieci ragazzi lasciano le loro scuole per iscriversi al nostro ginnasio». «Un atto di antisemitismo rivoltante», ha titolato la Frankfurter Allgemeine. Negli ultimi tre o quattro anni si sono avute aggressioni contro gli ebrei, a Berlino, e in altre città, tanto che la Comunità consiglia di non usare la kippah, e di non farsi riconoscere. In diverse moschee gli iman incitano all’odio contro gli ebrei, e alla lotta contro Israele. Una situazione che è andata degenerando rapidamente. Gli ebrei non erano più di duemila nella Berlino Est, ai  tempi del Muro, poco più di 5 mila all’Ovest. Oggi sono tra i 15 mila e 30 mila, il numero è incerto, perché molti ebrei provenienti da altri paesi d’Europa non vengono registrati come tali. Se il numero è cresciuto, evidentemente non avevano timori di tornare a vivere in Germania, commentano le autorità tedesche. In questi mesi di campagna elettorale, tuttavia, il fatto che gli ebrei non possano vivere tranquillamente a Berlino diventa strumento di propaganda. Ancora una volta colpa della Merkel e della sua politica dell’accoglienza? Ma i ragazzi musulmani che frequentano il ginnasio di Friedenau non sono profughi. Sono figli di genitori benestanti, e da anni residenti in Germania, e molti sono nati a Berlino. La capitale tedesca è, di fatto, la più grande città turca del Continente, con i suoi 250 mila immigrati dal Bosforo. I turchi sono integrati, una decina di deputati sono di origine turca, ci sono scrittori turchi di successo che scrivono in tedesco, un regista turco ha vinto il Festival di Berlino, ma è bastato che Erdogan sobillasse i turchi di Germania (quasi tre milioni, di cui un terzo con doppio passaporto), perché scendessero in strada a migliaia a manifestare contro il paese che li ha accolti. E il 60% all’ultima elezione ha votato per Erdogan, cioè contro le libertà democratiche del paese ospite. Hanno aggredito il compagno ebreo perché era isolato, il più debole, ai loro occhi. Come sempre gli ebrei sono la spia di un malessere sociale.