15 Febbraio 2015

Agenzie stampa dedicate all’attentato antisemita a Copenhagen

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Fonte:

ANSA - ADNKronos

COPENHAGEN: SINAGOGA, UOMO UCCISO ERA GUARDIANO EBREO

L’uomo rimasto ucciso nell’attacco alla sinagoga di Copenhagen era un membro della comunità ebraica locale che svolgeva le funzioni di guardiano. Lo ha detto alla radio israeliana un rabbino di Copenhagen. La vittima proteggeva lo svolgimento di una cerimonia religiosa, assieme con agenti delle forze di sicurezza. «La porta di ingresso alla sinagoga era tenuta chiusa», ha detto alla radio militare il rabbino Yitzhak Loeventhal, che ha lasciato quel luogo di preghiera poco prima dell’attentato. «L’ingresso era presidiato e ciò ha impedito agli assalitori di entrare». All’interno della sinagoga ieri sera era celebrata la cerimonia di maggiore età di una ebrea dodicenne (bar mitzvah), alla presenza di decine di invitati. Secondo i media israeliani, il guardiano ebreo avrebbe dunque impedito che nella sinagoga avesse luogo un attentato di più grave portata.

(ANSA)

NETANYAHU, ANCORA UCCISI IN EUROPA SOLO PERCHÈ EBREI

«Di nuovo gli ebrei vengono uccisi su suolo europeo solo perché sono ebrei.  Questa ondata di attacchi terroristici continuerà». Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu dopo l’attentato di Copenhagen. «Israele – ha ribadito rivolgendosi agli ebrei d’Europa – è la vostra casa».

(ANSA)

DANIMARCA: VITTIMA SINAGOGA ERA GUARDIA DI SICUREZZA

Si chiamava Dan Uzan e aveva 37 anni la guardia di sicurezza uccisa la scorsa notte davanti ad una sinagoga di Copenaghen. Di padre israeliano e madre danese, Uzan era molto conosciuto nella comunità ebraica di Copenaghen. «Siamo in stato di choc. Uno dei giovani membri della nostra comunità è stato ucciso. L’ho incontrato varie volte. Tutti lo conoscono – ha detto al sito israeliano Ynet , Dan Rosenberg Asmussen, leader della comunità ebraica locale – lavorava da quasi vent’anni per il controllo degli accessi alle sinagoghe e le istituzioni ebraiche». Asmussen ha raccontato alla televisione danese Tv2 news di aver subito contattato la polizia dopo la sparatoria al caffè Krudttonden per chiedere l’invio di agenti alla grande sinagoga, dato che ci sarebbe stata una cerimonia di bar mitzvah. «Purtroppo è accaduto lo stesso – ha detto Asmussen – non oso pensare cosa sarebbe successo se l’uomo avesse avuto accesso alla congregazione». Alla cerimonia, la festa per la maggiore età religiosa che si celebra per i 13enni, vi erano almeno 80 persone. In Danimarca vivono circa 7mila ebrei, 5mila dei quali risiedono nella capitale.

(AdnKronos)

DANIMARCA: COPENAGHEN, EBREI DEVONO RESTARE

L’ambasciatore danese in Israele ha voluto ribadire che la comunità ebraica fa parte integrante del paesee che verrà fatto di tutto per garantire la sua sicurezza. «La soluzione per gli ebrei in Danimarca non è andarsene dopo gli attentati – ha detto l’ambasciatore Jesper Vahr al Jerusalem Post – il nostro primo ministro ha detto che un attacco alla comunità ebraica è un attacco a tutti i cittadini danesi. Condivido questo sentimento. Faremo tutto quanto in nostro potere perchè la comunità ebraica in Danimarca si senta sicura», ha detto il diplomatico, dopo che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha esortato gli ebrei d’Europa a emigrare in Israele in seguito agli attentati.

(AdnKronos)

COPENHAGEN:RABBINO,TERRORISMO NON GIUSTIFICA RITORNO ISRAELE

”Il terrorismo non è una buona ragione per andare in Israele». Lo ha detto il rabbino capo della Danimarca Jair Melchior rispondendo al premier Benyamin Netanyahu che oggi, dopo l’attacco alla sinagoga di Copenhagen, ha ricordato agli ebrei europei che Israele è casa loro. Il rabbino, citato dai media israeliani, si è detto «deluso» delle parole del premier su l’emigrazione in Israele.

(ANSA)

DANIMARCA: PACIFICI, APPELLO A EBREI? ISRAELE STORICO RIFUGIO DA MINACCE

«Non c’è nulla di strano: è l’appello ricorrente che ogni leader israeliano rivolge sempre agli ebrei che non vivono in Israele». Così il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, raggiunto a Berlino dall’AdnKronos, commenta l’invito del premier israeliano Benjamin Netanyahu dopo i tragici episodi di Parigi e di Copenaghen. «Forse può incidere anche il fatto che in Israele si è in campagna elettorale e dunque per Netanyahu è una dimostrazione di forza politica l’offrire ospitalità nel Paese. Ma ricordo appelli analoghi rivolti da Shimon Peres, sia come presidente che come ministro – prosegue Pacifici – Del resto, non bisogna mai dimenticare che Israele nasce come rifugio del popolo ebraico di fronte a qualunque minaccia: dal dopoguerra in Europa alle situazioni nel Corno d’Africa, dall’allora Unione Sovietica all’America Latina, penso prima all’Argentina e poi al Venezuela». Per Pacifici, «Israele vuol continuare a mandare un messaggio forte, quale focolare del popolo ebraico. Specie in questo momento che vede nuovamente l’ebreo come ‘target’, come obiettivo della strategia del terrore. Ciò non significa che automaticamente ogni ebreo debba rispondere positivamente a quell’appello. Per quanto riguarda ad esempio Roma, chi nella nostra comunità decide di andare a Gerusalemme o a Tel Aviv lo fa non per motivi di sicurezza ma per le opportunità che Israele offre dal punto di vista dell’economia, dell’imprenditorialità, della ricerca».

(AdnKronos)

COPENAGHEN: TESTIMONE SINAGOGA, 2 ORE IN STANZA SICUREZZA

«Per due ore siamo stati costretti a nasconderci in una stanza di sicurezza sotto alla sinagoga, mentre la polizia ci proteggeva»: lo ha raccontato alla radio militare israeliana Neta Ben-Tov, una donna che ieri partecipava ad una festa nella sinagoga di Copenaghen oggetto di un attentato, costato la vita ad un guardiano. «Era quasi l’una di notte – ha aggiunto – quando uno dei tre guardiani ebrei ci ha intimato di spegnere subito la musica e di correre in un rifugio. Là abbiamo cercato di aggiornarci sugli eventi coi telefonini e un transistor».

(ANSA)

COPENHAGEN: SUPERSTITE SINAGOGA, ATTENTATO ERA NELL’ARIA

La possibilità di un attentato alla sinagoga di Copenhagen era stata presa in considerazione, alla luce dell’attacco precedente ad un caffé cittadino. Lo ha detto alla radio militare israeliana una delle superstiti, Neta Ben-Tov. Invece di uno o due guardiani privati, la sinagoga ne aveva ieri tre, tutti ebrei. Inoltre, in via eccezionale, c’erano con loro 5 poliziotti. «Il nostro rabbino ci ha detto di non annullare però la festa – ha aggiunto – perché a suo parere chi festeggia contribuisce ad illuminare il mondo».

(ANSA)

DANIMARCA: RABBINO COPENAGHEN, DELUSO DA APPELLO NETANYAHU A EMIGRARE

Il rabbino capo della Danimarca, Jair Melchior, si è detto «deluso» dall’appello del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu perchè gli ebrei d’Europa emigrino in Israele per sfuggire al terrorismo. «La gente parte dalla Danimarca per Israele perchè ama Israele, per il sionismo. Non a causa del terrorismo», ha dichiarato il religioso all’aeroporto ben Gurion di Gerusalemme mentre si apprestava a tornare in Danimarca, riferisce il sito Ynetnews. «Se il modo di affrontare il terrorismo è quello di scappare altrove, allora dovremmo tutti rifugiarci su un’isola deserta».

(AdnKronos)

DANIMARCA: GATTEGNA (UCEI), AGGUATO DIMOSTRA CHE NON SONO FATTI ISOLATI

«I terribili fatti di sangue delle scorse ore, l’agguato alla sinagoga Krystalgalde e il precedente attacco al convegno sulla libertà d’espressione, dimostrano come gli eventi di Parigi non siano un caso isolato ma parte di una comune strategia per diffondere terrore e insicurezza tra la popolazione». È quanto sottolinea Renzo Gattegna, presidente dell’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, esprimendo «la vicinanza e il cordoglio di tutti gli ebrei italiani» a Dan Rosenberg Asmussen, presidente della comunità ebraica di Copenaghen. «Sono ore tremende, di indignazione e di lutto – osserva Gattegna – Ma i fautori dell’odio e i nemici della libertà di espressione sbagliano se pensano di riuscire nel loro intento perché noi, gli ebrei d’Europa, non ci arrenderemo. E soprattutto continueremo a vivere le nostre vite e a difendere con forza i valori fondamentali che accomunano i popoli dell’Europa democratica nata sulle ceneri dei più gravi crimini mai compiuti dall’uomo contro l’uomo e fondata sugli ideali di chi lottò per la libertà e contro odio e tirannie. Questa è la nostra forza, questa sarà la ragione della loro sconfitta», conclude Gattegna.

(AdnKronos)

DANIMARCA: COPENAGHEN, EBREI DEVONO RESTARE

L’ambasciatore danese in Israele ha voluto ribadire che la comunità ebraica fa parte integrante del paese e che verrà fatto di tutto per garantire la sua sicurezza. «La soluzione per gli ebrei in Danimarca non è andarsene dopo gli attentati – ha detto l’ambasciatore Jesper Vahr al Jerusalem Post – il nostro primo ministro ha detto che un attacco alla comunità ebraica è un attacco a tutti i cittadini danesi. Condivido questo sentimento. Faremo tutto quanto in nostro potere perchè la comunità ebraica in Danimarca si senta sicura», ha detto il diplomatico, dopo che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha esortato gli ebrei d’Europa a emigrare in Israele in seguito agli attentati.

(Adnkronos)

COPENAGHEN: SOLIDARIETÀ UCEI, «GLI EBREI NON SI ARRENDONO»

«Vicinanza e cordoglio da tutti gli ebrei italiani» vengono espressi da Renzo Gattegna, presidente dell’Ucei (Unione delle Comunità ebraiche italiane), in un messaggio indirizzato al presidente della Comunità ebraica di Copenaghen, Dan Rosenberg Asmussen, dopo gli attacchi terroristici delle ultime ore nella capitale danese. «I terribili fatti di sangue delle scorse ore, l’agguato alla sinagoga Krystalgalde e il precedente attacco al convegno sulla libertà d’espressione, dimostrano come gli eventi di Parigi non siano un caso isolato ma parte di una comune strategia per diffondere terrore e insicurezza tra la popolazione», scrive Gattegna. «Sono ore tremende – prosegue il presidente dell’Ucei – d’indignazione e di lutto. Ma i fautori dell’odio e i nemici della libertà di espressione sbagliano se pensano di riuscire nel loro intento perché noi, gli ebrei d’Europa, non ci arrenderemo. E soprattutto continueremo a vivere le nostre vite e a difendere con forza i valori fondamentali che accomunano i popoli dell’Europa democratica nata sulle ceneri dei più gravi crimini mai compiuti dall’uomo contro l’uomo e fondata sugli ideali di chi lottò per la libertà e contro odio e tirannie». «Questa – conclude Gattegna – è la nostra forza. Questa sarà la ragione della loro sconfitta».

(ANSA)

COPENAGHEN:SUPERSTITI SOTTO SHOCK,MOMENTI SURREALI

Pochi minuti che sono sembrati un’infinità, un attacco surreale come un film, che mai si pensava potesse accadere in Danimarca, dove la convivenza con la comunità musulmana non ha mai portato a questi livelli di violenza. Sono alcune delle testimonianze dei terribili momenti vissuti ieri sera a Copenaghen, al convegno sulla libertà d’espressione assalito da un uomo armato, di origini arabe, che ha ucciso una persona e ferito tre agenti, e che poi ha colpito una sinagoga, uccidendo un guardiano, prima di essere ucciso a sua volta dalla polizia. L’attacco, racconta l’organizzatore dell’evento, Niels Ivar Larsen, è avvenuto poco dopo la presentazione degli ospiti, tra i quali il vignettista svedese Lars Vilks, già minacciato di morte per avere pubblicato una vignetta satirica su Maometto. È stato «violentissimo», ha detto spiegando di aver sentito le urla, probabilmente in arabo, di una persona da una stanza accanto a quella in cui si stavano svolgendo i lavori. Poi sono stati uditi da 12 ai 15 colpi di un’arma automatica, forse un Ak47: «Un’esperienza surreale, sembrava di essere in un film», ha detto Larsen, descrivendo lo shock generale. La sparatoria è avvenuta durante l’intervento della leader delle Femen, Inna Shevchenko: «Stavo parlando di libertà di parola e stavo dicendo che a volte ci sembra di goderne, ma è solo un’illusione. Ironicamente, proprio mentre parlavo di quest’illusione, abbiamo sentito gli spari. Nessuno ha visto il terrorista, perché l’evento era protetto dalla polizia, e la stanza dove eravamo non aveva finestre e le porte erano chiuse. Per questo motivo siamo tutti vivi». «Ho avuto molta paura perché ho pensato all’attentato a Charlie Hebdo», ha raccontato uno dei partecipanti al convegno, Dennis Meyhoff Brink, che ha tentato di scappare con altre persone da una uscita laterale, ma poi è rimasto bloccato sentendo altri spari provenire dall’esterno. L’azione è «durata tra i 30 secondi e i due minuti, ma ci è sembrata un’infinità» e tutti erano«estremamente spaventati dopo i fatti di Parigi», ha proseguito Brink, che ha pensato che l’obiettivo fosse proprio il vignettista Vilks, uscito incolume essendosi nascosto in una cella frigorifera. Lo shock è stato enorme anche perché, ha sottolineato ancora il testimone, «non avremmo mai pensato che un attentato del genere potesse accadere qui da noi». Grande paura anche nella sinagoga, secondo obiettivo dell’attentatore: «Per due ore siamo stati costretti a nasconderci in una stanza di sicurezza sotto alla sinagoga, mentre la polizia ci proteggeva», ha raccontato una delle superstiti, Neta Ben-Tov, aggiungendo che la possibilità di un attentato alla sinagoga era stata presa in considerazione, alla luce dell’attacco precedente ad un caffé cittadino. Tanto che ieri sera, invece di uno o due guardiani privati, la sinagoga ne aveva ieri tre, tutti ebrei. Inoltre, in via eccezionale, c’erano con loro 5 poliziotti. Il presidente della comunità ebraica danese, Dan Rosenberg Asmussen, ha poi spiegato che dopo gli attentati di Parigi aveva incontrato il ministro dell’Interno danese per discutere su un aumento delle misure di sicurezza in sinagoga. Un provvedimento che però non era stato ancora preso.

(ANSA)