29 Febbraio 2016

“Third Survey of European Jewish Leaders and Opinion Formers” dell’International Centre for Community Development dell’American Jewish Joint Distribution Committee

Data:

29/02/2016

Fonte:

Moked.it

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European Jewish Leaders Survey – Antisemitismo e voglia di apertura. Gli ebrei d’Europa si raccontano

L’urgenza di combattere l’antisemitismo, e di rinforzare i rapporti con le religioni presenti in Europa. Ma anche la preoccupazione per l’allontanamento degli ebrei dalla vita comunitaria, seguito dalla debolezza delle organizzazioni ebraiche e per il declino demografico. Preoccupazione diminuita, invece, nei confronti degli effetti dei matrimoni misti. Sono questi i dati forti che emergono nella terza edizione del sondaggio sugli orientamenti dei leader ebraici europei. Quarantacinque domande poste a 314 rispondenti di 29 paesi poste in cinque lingue, ossia, una scelta non casuale: inglese, francese, spagnolo, tedesco e ungherese. Queste le premesse che hanno portato ai dati raccolti nel 2015 e presentati nel “Third Survey of European Jewish Leaders and Opinion Formers” dell’International Centre for Community Development dell’American Jewish Joint Distribution Committee. Una sessantina di pagine ricche di dati, grafici, e informazioni fondamentali per chiunque voglia occuparsi seriamente del futuro della minoranza ebraica europea, in cui le priorità di coloro che in Europa per l’ebraismo si impegnano ogni giorno sono chiare: rafforzamento dell’educazione ebraica, in primo luogo, seguita dalla formazione di giovani che possano entrare nelle istituzioni e nelle organizzazioni ebraiche in u futuro anche prossimo. E il sostegno a coloro che sono in difficoltà. Rispetto al precedente sondaggio è considerato più importante combattere l’antisemitismo, e rinforzare i rapporti con le religioni presenti in Europa, ma la preoccupazione principale proviene dall’interno delle comunità, infatti per il 61 per cento dei rispondenti il problema principale è l’allontanamento degli ebrei dalla vita comunitaria, seguito dalla debolezza delle organizzazioni ebraiche (55 per cento) e dal declino demografico, per il 54 per cento dei rispondenti. Invece i matrimoni misti, che nel 2008 erano considerati il pericolo peggiore per il 68 per cento delle persone intervistate – dato sceso al 54 per cento nel 2011 – preoccupano nel 2015 il 44 per cento dei rispondenti. Ed è proprio l’antisemitismo la risposta che ha evidenziato la crescita maggiore rispetto al 2011, passando dal 26 al 40 per cento in quello che i ricercatori hanno scelto di chiamare “serious threat index”, ossia “indice di minaccia grave”. Va sottolineato che i rispondenti provengono da mondi molto differenti, sia dal punto di vista economico che culturale che socio-demografico, cosa che ha portato a una enfasi molto forte sul pluralismo della comunità e sulla necessità di inclusività. L’analisi statistica dei dati dei rispondenti, inoltre, ha evidenziato come i dati relativi a provenienza, sesso, età, appartenenza religiosa e educazione abbiano scarsissima influenza sulle risposte relative alle priorità della comunità e delle organizzazione. L’appartenenza religiosa ha un legame forte solo con le risposte sui matrimoni misti e, in una certa misura, sull’atteggiamento nei confronti di Israele, mentre il rispettivo ruolo all’interno della comunità è predittivo sulle scelte prioritarie sui servizi ritenuti fondamentali di servizio comuni. E nonostante tutte le differenze la percezione dell’antisemitismo come una minaccia grave è comune, con particolare accento sul suo aumento in rete. Molto diffuso anche il pessimismo rispetto all’evoluzione futura, con il 67 per cento delle risposte che indica come molto probabile un aumento anche forte del pregiudizio nell’arco dei prossimi cinque-dieci anni, e preoccupante è anche che molti dei rispondenti ritengono non ci sia un sostegno diffuso da parte della società civile. Ciononostante la maggioranza dei leader dell’ebraismo europeo si sentono sicuri a vivere nel proprio paese in quanto ebrei, con il 22 per cento di “molto sicuri” che si aggiungono a un 63 per cento di “sicuri”, contro un 9 per cento di “poco sicuri” e solo 5 per cento dei rispondenti che non si sentono al sicuro per nulla. Punti di vista, problemi aperti, preoccupazioni per il futuro ma anche per il presente degli ebrei europei, e le aspettative sull’evoluzione delle comunità ebraiche nei prossimi cinque-dieci anni viste da coloro che del futuro delle comunità sono responsabili: amministratori e coordinatori di programmi culturali, consiglieri ed ex consiglieri, rabbini, presidi di scuole ebraiche e professionisti nel campo dell’istruzione, direttori o proprietari di giornali e pubblicazioni, intellettuali, accademici, sono questi i personaggi che hanno partecipato alla terza edizione di una ricerca che punta soprattutto ad analizzare i trend e la loro evoluzione nel tempo e i risultati E i dati sono stati anche analizzati in rapporto ai dati dei rispondenti, suddivisi per appartenenza, provenienza geografica età e sesso, nel tentativo di identificare le priorità e le preoccupazioni dei leader dell’ebraismo europeo, e di numerosi opinionisti, anche tenendo conto tenendo conto dei cambiamenti che la minoranza ebraica ha attraversato nell’Europa post 1989. Considerata da tutti di grande rilevanza per le comunità ebraiche europee, la relazione con lo stato e il popolo di Israele è percepita come problematica, per effetto della situazione in Medio Oriente e delle sue conseguenze in Europa. L’84 per cento delle risposte concorda sull’idea che le comunità ebraiche dovrebbero permettere ai propri iscritti di avere opinioni differenti e punti di vista diversi su Israele e sulle sue politiche, e un consenso altrettanto forte (85 per cento) ha raccolto l’ipotesi che gli eventi israeliani talvolta conducano a un aumento dell’antisemitismo nei rispettivi paesi di origine dei rispondenti. Resta intatta la centralità del rapporto con l’Europa, e forte il desiderio di appartenere a organizzazioni ebraiche che abbiano un respiro europeo, nonostante sia evidente e riconosciuto che la reale integrazione è minima, e che i leader ebraici hanno scarsa conoscenza diretta delle altre comunità europee. In definitiva nonostante il desiderio e le intenzioni di rafforzare lo spirito di solidarietà e la crescita di una identità ebraica Europea, solo l’otto per cento di coloro che hanno partecipato al sondaggio si è sentito di sostenere che il futuro dell’ebraismo europeo è “vibrante e positivo”.