2 Marzo 2016

Studio di Adriana Goldstaub sull’antisemitismo in Italia nel 1981

Data:

02/03/2016

Fonte:

Osservatorio antisemitismo - Rassegna mensile di Israel

Autore:

Adriana Goldstaub

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Cenni sull’antisemitismo in Italia oggi, sulla base delle segnalazioni e del materiale raccolto al CDEC

Negli ultimi dieci anni il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea si è dato, oltre ai previsti compiti statutari, quello di implementare la ricerca e la raccolta di materiale documentario a carattere antisemita per verificare, attraverso le caratteristiche emergenti dai dati a disposizione, come esso si manifesti; e di valutarne l’effettiva presenza in Italia, oltre che di coglierne la consistenza.

La documentazione di cui generalmente si può disporre si compone essenzialmente di materiale a stampa e di testimonianze di episodi o atti nei quali emerga chiaramente un pregiudizio. Mancano invece ricerche sociologiche sull’argomento e indagini di opinione condotte scientificamente e su scala nazionale.

Infine, la lettura della stampa quotidiana e periodica fornisce uno dei quadri di riferimento, per assegnare agli episodi citati un valore che si riferisca alla situazione politico-sociale del paese.

Il materiale sul quale farò alcune riflessioni presenta soprattutto due limiti: uno che investe la quantità e uno la qualità. Il limite quantitativo dipende dalla mancanza di una rete sistematica di segnalatori di episodi antisemiti; le segnalazioni sono dovute il più delle volte alla sensibilità delle singole persone, alla consapevolezza della importanza che l’episodio assume dal punto di vista storico, alla stessa conoscenza che queste hanno del Centro di Documentazione.

A questo proposito è importante tenere presente – ai fini valutativi della consistenza del materiale – che l’istituto è conosciuto soprattutto nell’Alta Italia e poco noto al grosso pubblico, anche ebraico, dato che opera in un ambito piuttosto specialistico. I limiti quindi si pongono per l’esiguità dei mezzi usati nella raccolta.

L’altro limite è quello che abbiamo chiamato qualitativo, intendendo con questo termine la non conoscenza del contesto detto episodio antisemita, conoscenza che sarebbe in molti casi indispensabile per la sua collocazione socioambientale e quindi per una più completa valutazione delta gravità dell’episodio stesso .

La documentazione è così una raccolta di ” segnali ” che rappresentano solo alcuni punti emergenti di un fenomeno sotterraneo, che si presume più vasto, e che per il solo fatto di esistere costituisce la testimonianza certa di una presenza di antisemitismo.

Entrando nel merito di una sintesi descrittiva dell’antisemitismo, vorrei dare alcune indicazioni.

Data la povertà del corredo d’informazione fornita dal materiale reperito, l’analisi si è potuta concentrare solo sugli elementi noti di ogni singolo episodio: tipo di linguaggio usato, veicolo di comunicazione, grado di violenza espresso.

Il tipo di lavoro mi porta ovviamente in una dimensione socioculturale che privilegia come obiettivo quello di conoscenza dell’ «ambiente» in cui l’episodio nasce, intendendo per ambiente il luogo d’incontro di tendenze politiche, ideologiche e culturali omogenee .

Per quanto sia comunque comunemente usato da più di una decina di anni, credo che questo criterio non sia più molto adatto a descrivere il quadro reale. Vediamo infatti quanto, più che mai in questo momento, si mescolino – e a volte arrivino a confondersi – tematiche, tendenze e linguaggi provenienti da ambienti diversi se non addirittura di tendenza opposta.

Si aggiunga che, purtroppo, il fatto stesso di scegliere delle categorie descrittive può comportare una visione schematica delle cose, e renderci incapaci di cogliere le sfumature, le eccezioni, i momenti di fusione e di utilizzo reciproco tra una matrice culturale e l’altra. D’altra parte però, per comprendere un fenomeno nel suo aspetto generale, talvolta occorre scinderne le varie componenti. Ciò nonostante, e visti i limiti del materiale a disposizione, ritengo che questo tipo di classificazione sia ancora il mezzo più efficace per una definizione sintetica e comprensibile del problema.

Quello di qualificare o meno come antisemita ogni singolo episodio è evidentemente un problema complesso e suscettibile di diverse interpretazioni, perché richiederebbe dei criteri di valutazione comunemente accettati, il che evidentemente è impossibile.

Rímane inteso naturalmente che uno studio sul pregiudizio antiebraico non va disgiunto da quello sul pregiudizio in generale.

Voglio infine specificare che in questo ambito intendo, come pregiudizio antisemita, una disponibilità ideologica culturale alla accettazione di stereotipi di tipo negativo nei confronti della minoranza ebraica, e per antisemitismo l’azione concreta di offesa in qualsiasi ‘t’orma esso si manifesti.