La tentazione dell’oblio. Razzismo, antisemitismo e neonazismo

Luogo:

Roma

Autore:

Franco Ferrarotti

Il volume di Ferrarotti è forse la riflessione più articolata pubblicata da uno studioso italiano sull’attuale antisemitismo, magistralmente collocato in un’Europa in cui sono esplosi conflitti interetnici e si sono consolidati gli atteggiamenti xenofobi anche violenti. Come osserva nella Prefazione, scopo del volume è una riflessione sul razzismo e sull’antisemitismo “di ritorno” (p.vii ). Il sociologo italiano analizza diversi atteggiamenti e stereotipi antisemiti, sottolineando come, nell’attuale situazione europea, “Razzismo e antisemitismo tornano a confluire e si rafforzano a vicenda” (p. 107). Una delle preoccupazioni dell’autore è che il pregiudizio eurocentrico, in base al quale vengono discriminati i “diversi”, non risulta essere stato ancora scalfito, bensì appare molto radicato. Nell’analisi delle violenze razziste e antisemite dei naziskins, Ferrarotti scrive che “In un’epoca in cui si moltiplicano le occasioni di comunicazione interculturale e nella quale occorre sobriamente  riconoscere che non si danno più immigranti né immigrati, ma che siamo tutti, semplicemente, migranti, crescono le intolleranze e aumentano gli odi razziali […]” (p. 62). Da qui la constatazione pessimistica che “La ricaduta nella barbarie è sempre possibile” (p. 101). Uno dei pregi maggiori del saggio di Ferrarotti  risiede comunque nel riconoscimento  che antisemitismo e razzismo sono il risultato di un’emarginazione dai circuiti formativo-culturali, o di un cattivo funzionamento dei medesimi. Ferrarotti riconosce comunque che il razzismo ha una propria tradizione culturale. Si tratta di una tradizione presente nelle pieghe della cultura contemporanea. Basandosi sulle ricerche degli storici del pensiero razzista (si pensi ai saggi di G. L. Mosse), il sociologo italiano individua le origini della cultura razzista contemporanea nell’Illuminismo “quando si verifica un rovesciamento che ha dell’incredibile: il cosmopolitismo illuministico si rovescia direttamente nel suo contrario. La peculiarità europea si trasforma in una ragione di superiorità fuori discussione. Il cosmopolitismo settecentesco, a parole universalistico, viene in realtà fatto coincidere con una singola tradizione culturale, e con un solo tipo razziale, quello europeo, caucasico, e “ariano” (pp. 44-45).