14 Giugno 2013

Commento del professor Giorgio Sacerdoti all’azione civile per diffamazione di Claudio Moffa contro la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC onlus

Data:

14/06/2013

Fonte:

Osservatorio antisemitismo

Autore:

Giorgio Sacerdoti

Giorgio Sacerdoti presidente della Fondazione CDEC

La sentenza con cui il Tribunale di Roma ha respinto l’azione civile per diffamazione di Claudio Moffa contro la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC onlus, è anche una guida alla condotta che enti e persone dell’ebraismo possono opportunamente tenere presente nel replicare ad antisemiti, negazionisti o antisionisti.

1. Moffa si doleva che l’azione del CDEC di indicare i  siti da lui gestiti come antisionisti /negazionisti era diffamatorio nei suoi confronti perché ciò non sarebbe veritiero ( a p.1 della sentenza).

2. Il CDEC ha replicato che la Relazione sull’antisemitismo del CDEC dove essi erano così qualificati non attribuiva alcun reato a  Moffa; che la relazione da atto delle “ambiguità” di certe posizioni; che tali siti rifiutano la definizione di antisemiti; che Moffa “ha acquisito e cercato notorietà proprio come esponente di tesi che sono state pubblicamente giudicate come negazioniste, conquistandosi notorietà” invitando al suo Master universitario a Teramo Robert Faurisson “condannato in Francia per aver negato pubblicamente l’esistenza delle camere a gas”, limitandosi a raccogliere informazioni pubblicamente disponibili al riguardo ( a p.2)

3. che il CDEC ha così “esercitato liberamente il proprio pensiero e il proprio diritto d’informazione/critica dando una collocazione sistematica dei siti italiani ritenuti antisionisti e negazionisti” ( a p.2). Il Giudice ha dato atto dei contenuti della Relazione sull’antisemitismo del CDEC, citando i riferimenti a Moffa e ai suoi siti ( a p.2-4) e dando atto che il CDEC ivi pure specifica che tali siti rifiutano la definizione di “antisemiti”.

4. Ciò premesso, il Giudice ha richiamato i principi consolidati sulla libertà di critica e di cronaca, legittimati dalla utilità sociale dell’informazione, della forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, ovvero non eccedente rispetto allo scopo informativo, sottolineando che il diritto di critica consiste in opinioni che includono il diritto di esprimere una opinione soggettiva dei fatti e comportamenti valutati. La espressione del diritto di critica è legittima quando sia corretto formalmente nell’esposizione, e anche sostanzialmente – in quanto non eccedente quanto strettamente necessario per il pubblico interesse e accompagnato “da una congrua motivazione del giudizio di disvalore”. (a p.5)

5. La critica non è quindi vietata solo “quando sia idonea a offendere la reputazione individuale”, dovendosi bilanciare l’interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero, che è tutelato quando la critica sia pertinente, in relazione all’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti . “Essa ricomprende anche la facoltà di rappresentare in una luce negativa un personaggio o un’attività di spicco…quando ciò sia frutto  di una ricostruzione di fatti finalizzata ad esprimere un giudizio di valore che non si esaurisce in un attacco personale e immotivato, ma in una ragionata ponderazione di situazioni e personaggi di pubblico interesse”. ( a p.5)

6. Il Giudice ha ritenuto che il CDEC si sia attenuto a tali criteri nell’analizzare e riportare l’attività dei siti gestiti da Moffa, e che quindi il CDEC non ha svolto attività diffamatoria (a p.5) ma al contrario abbia esercitato il suo diritto di critica ( a p. 6-7).

7. Per così concludere il Giudice ha esaminato ed elencato la documentazione esibita dal CDEC, cioè le stampate delle notizie pubblicate sui siti di tenore antisionista o negazionista ( elenco a p. 5-6). In particolare il Giudice ha giudicato che “costituisce libera espressione di un’opinione critica e quindi scriminata dall’esercizio di un diritto, il medesimo diritto che l’attore [Moffa] rivendica in riferimento agli scritti pubblicati sul sito” quanto espresso dal CDEC e cioè:

“il nucleo essenziale della critica che viene espressa nella relazione” cioè “l’idea che i siti gestiti da Claudio Moffa sostengano le tesi e le interpretazioni storico-politiche, seppure riferibili a terzi, e si possano per tale ragione essi stessi qualificare come siti “antisionisti” o “negazionisti” o “fortemente riduzionisti dell’Olocausto” ( a p. 6 in fondo) E’ QUESTO IL PUNTO PIU’ IMPORTANTE, CHE SMENTISCE LA PRETESA OBIETTIVITA’ CHE I NEGAZIONISTI O ANTISIONISTI SI AUTO-ATTRIBUISCONO, dichiarando legittima la contestazione a tali pretese, sempre che non svolte in modi che diventino “attacchi personali immotivati”.